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Ven 30 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • I commenti al Vangelo di domenica 19 gennaio

    Calendario Romano

    Vino per tutti, per non perdere la gioia

    di Dante Balbo*

    La prima volta che ricordo di aver partecipato ad un matrimonio ero un bambino e in realtà non stavo bene. Nella confusione totale mi addormentai, tanto che mia mamma lo raccontava con stupore. Ben sveglio invece è Gesù, invitato alle nozze a Cana di Galilea, in realtà al seguito della sua mamma. Per la chiesa Ortodossa questa è la terza epifania, dopo la manifestazione ai re Magi, e il Battesimo nel Giordano. Nella prima si manifestava l’universalità del dono di Dio, nella seconda la comunione con Gesù del padre e dello spirito, in questa la sovrabbondanza della grazia per noi nel Messia. Domenica scorsa Isaia annunciava la consolazione di Dio per il suo popolo, ma oggi questa prende una forma straordinaria, nel segno del vino. Il frutto dell’uva nella scrittura è attestazione di gioia festosa, di abbondanza messianica, che in questa occasione si esprime con la trasformazione di più di 600 litri d’acqua in vino così buono da stupire il Maestro di tavola. Gesù non avrebbe voluto cominciare subito la sua missione con un miracolo, ma a convincerlo è Maria. Ci sembra brusca la risposta del maestro alla sua mamma, ma la si comprende se si tiene conto che donne e uomini non mangiavano insieme e lei, rompendo il protocollo, va nella sala dove stava Gesù. Il suo tono quindi è più di stupore che di rimprovero, tanto che chiama la madre «donna», probabilmente proprio per sottolineare la violazione formale. Capisce che Maria è seriamente preoccupata, perché un matrimonio senza vino è come una danza senza musica, e si può immaginare lo sguardo che passò, perché la madre si rivolse ai servi e disse loro di eseguire quello che avrebbe loro chiesto suo figlio. Gesù non fa comparire il vino dal nulla, ma sceglie l’acqua usata per la purificazione, per significare una realtà straordinaria: la gioia non aspetta che siamo pronti, non la meritiamo quando siamo perfetti, ma è un dono, gratuito, e proprio per questo, capace di trasformare la nostra povertà in ricchezza riconoscente. *Dalla rubrica Il Respiro spirituale di Caritas Ticino

    Calendario Ambrosiano

    Maria, educatrice della nostra fede

    di don Giuseppe Grampa

    Oggi siamo a Cana, nella cornice di una festa di nozze. È proprio bello che la prima occasione che ci viene offerta per incontrare Gesù sia quello di una festa di nozze. Decisiva è la presenza di Maria e infatti l’evangelista annota che è Lei la prima invitata. Poi, a seguito di questo invito, anche Gesù è invitato con i suoi discepoli. Le due parole dette da Maria sono quindi davvero decisive. La prima: «Non hanno più vino», può sembrare una osservazione banale. Esprime invece la premurosa attenzione di Maria che, sola tra tutti i commensali, intuisce il disagio degli sposi. Questa parola ci rivela chi è Maria: uno sguardo attento, intuitivo che sa leggere il nostro bisogno. La preghiera a Maria esprime la fiducia in questo sguardo materno e insieme la certezza che sarà Lei a volgersi al suo Figlio in nostro favore. E la seconda parola, rivolta ai servi: «Fate quello che vi dirà». Maria non risolve il disagio di quegli sposi: il suo compito è quello di indicare il suo Figlio. È lui, lui solo il Salvatore. Maria qui assume il compito dell’intercessore e a Cana appare davvero come la grande educatrice della nostra fede invitandoci ad ascoltare le parole del suo Figlio per realizzarle. A quella donna che aveva gridato a Gesù il suo elogio per Colei che lo aveva generato e allattato, Gesù aveva risposto: «Beati coloro che ascoltano la Parola e la mettono in pratica» (Lc11,27s.). E qui a Cana Maria riprende la Beatitudine invitando i servi e tutti noi ad ascoltare il suo Figlio per fare ciò che la sua parola ci dirà. Da questo ascolto un diluvio di vino generoso. Da questo ascolto una gioia dilagante. L’evangelista Giovanni dopo queste parole di Maria non ci ha trasmesso altre sue parole. Eppure nel tempo vissuto con Maria in obbedienza al comando di Gesù morente «Figlio, ecco tua Madre», certamente avrà ascoltato da Maria altre parole. Ma così decisive sono le poche parole dette a Cana da non aver bisogno di aggiunte. Bastino anche a noi queste parole per il nostro filiale amore a Maria.

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