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Ven 30 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • I commenti al Vangelo di domenica 20 luglio

    Calendario romano

    Qualcuno senza saperlo, ha accolto degli angeli

    di Dante Balbo*

    Don Giovanni Bosco, è stato un sacerdote del Rwanda, vissuto qualche tempo in Ticino, che abbiamo avuto l’onore e la gioia di accogliere a cena a casa nostra. È stato ucciso, nel tremendo conflitto che ha insanguinato la sua terra. Suor Alessia era una canossiana che per un breve tratto ha accompagnato la mia vita di giovane entusiasta del cammino nel Rinnovamento e ancora la ricordo con affetto. Molti sono i padri, le madri e i fratelli che hanno visitato la nostra casa, oppure hanno incrociato il percorso che ci ha fatto maturare nella fede. Abramo, il protagonista della prima lettura della XVI domenica del Tempo Ordinario, ha fatto un’esperienza simile, incontrando presso le querce di Mamre tre uomini pellegrini. Non c’erano porte blindate, né guardie, né diffidenza nel suo accampamento, ma l’ospitalità cheancora si vede nei paesi del sud del mondo, per la quale chiunque si accosta è sacro e portatore della presenza del Divino.

    Abramo si è comportato con i tre viandanti come per chiunque, affaticato dal viaggio nella terra desertica, bisognoso di acqua, di cibo e di riparo. Quello che il nostro patriarca non sapeva era che ogni volta che ospitiamo qualcuno, non siamo noi soli a donare, ma spesso riceviamo di più di quanto ci saremmo aspettati. Quando Gesù dice «C’è più gioia nel dare che nel ricevere» sta esprimendo la fecondità del dono che suscita risposta. In questo caso non è solo la gratitudine degli uomini che ha ricevuto, ma ciò che di più sorprendente sarebbe accaduto nella sua vita, proprio quando tutto sembrava concluso, morto nel corpo e nella speranza sua e della moglie Sara. Fu così inaudito che Sara, nascosta nella tenda, rise. Uno dei tre sconosciuti si congedò da Abramo, annunciandogli che quando sarebbe tornato, l’anno successivo, avrebbe avuto fra le braccia un figlio. Aprirci all’accoglienza non è mai una perdita: a volte è l’inaspettato incontro con un angelo. *Dalla rubrica televisiva Respiro spirituale di Caritas Ticino

    Calendario Ambrosiano

    Alleanza: io per voi, voi per me

    di don Giuseppe Grampa

    Un tema percorre i testi di questa domenica: il tema dell’alleanza. La prima lettura ( Es 24,3-18) descrive il rituale antichissimo di una alleanza fondata nel sangue che era considerato la sede stessa della vita. Sangue di animali versato in parte sull’altare luogo della divinità e in parte sul popolo. Così nel sangue si stringeva l’alleanza tra Dio e il suo popolo, un legame di appartenenza tenace come il sangue.

    L’alleanza tra Dio e il suo popolo è un patto di sangue, un vincolo sacro, come sacrosanto è il legame di sangue. E infatti tutte le formule di alleanza sono formule di reciprocità: «Io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo», o ancora più brevemente: «Io per voi e voi per me». E leggiamo in 2Sam 5,1: «Vennero tutte le tribù del popolo di Israele da David in Ebron e gli dissero: Ecco noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne». L’alleanza crea un vincolo, rende consanguinei.

    Accostiamo ora alla prima lettura, a questo antichissimo rituale di alleanza mediante il sangue, il breve testo evangelico: il colpo di lancia che ferisce il fianco di Gesù ormai morto sulla croce: «e subito ne uscì sangue e acqua». Sappiamo che l’evangelista Giovanni non è tanto preoccupato di darci la cronaca degli avvenimenti, ma attraverso anche piccoli dettagli vuole restituirci il senso profondo degli eventi. Sangue e acqua sono stati letti dalla tradizione cristiana come simboli della nuova vita che sgorga dal fianco di Cristo crocifisso. Un fiotto di vita sgorga da questo povero cadavere appeso al patibolo.

    Sta qui il paradosso di questa morte che è principio di vita. Come dal primo uomo, Adamo dormiente, è stata tratta la donna madre di tutti i viventi, così dal fianco di Cristo avvolto dal sonno della morte, nasce la Chiesa attraverso i due gesti dell’acqua battesimale e del sangue eucaristico. Diventano così pienamente comprensibili le parole con le quali, l’ultima sera della sua vita, prendendo nelle sue mani il calice del vino Gesù dice: «Bevetene tutti perché questo è il mio sangue dell’alleanza» (Mt 26,27).

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