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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • I coniugi Agustoni pronti per il decollo verso Port-au-Prince dall’aerodromo di Fond-des-Blancs. Con loro da sinistra padre Yves Voltaire, direttore del Bureau Diocésain d’Éducation, il pilota e l’autista. Dalla capitale haitiana hanno in seguito raggiunto Santo Domingo con un altro volo (foto CMSI)

    I missionari ticinesi Agustoni lasciano per ora Haiti: «In un Paese ormai paralizzato la grande sfida è sopravvivere»

    di Katia Guerra

    «Buongiorno Sandro, buongiorno Nadia. Penso che sarebbe saggio mettersi al riparo a Santo Domingo senza fare troppo rumore»: è il messaggio che Nadia e Sandro Agustoni, missionari ad Haiti per il progetto della Diocesi di Lugano hanno ricevuto qualche settimana fa da monsignor Pierre-André Dumas, vescovo della diocesi di Anse-à-Veau–Miragoâne.

    La situazione sull’isola caraibica si stava in effetti facendo sempre più difficile. Con un volo interno, dopo varie peripezie che hanno raccontato su progettohaiti.blog, riescono così a raggiungere la capitale domenicana, ospitati inizialmente dai padri Micheliti, nella viva speranza di poter rientrare a Nippes non appena la situazione lo permetterà. Nel frattempo, rimangono in contatto, nel limite del possibile, con il Bureau Diocésain d’Éducation (BDE) e con i colleghi nei Nippes. Le comunicazioni sono infatti spesso interrotte. «Le attività sono in gran parte bloccate. Si celebra qualche Messa, si fa visita ai vicini, le persone si ritrovano per parlare di eventuali future formazioni, che per il momento non si possono svolgere: le scuole non sono ancora riprese, non c’è carburante e se c’è viene venduto a prezzi esorbitanti, difficile quindi spostarsi», ci raccontano Nadia e Sandro Agustoni. «La popolazione al momento sopravvive. La situazione è difficile. I prezzi del cibo, ad esempio, sono triplicati. La banche erogano soldi con il contagocce, ma il BDE cerca comunque di aiutare, ad esempio il centro di sostegno per le persone disabili».

    I missionari ci confermano la drammatica situazione in cui versa Haiti con la crisi economica e politica, la violenza delle bande armate che tiene in scacco la capitale Port-au-Prince, i beni primari e i servizi sanitari carenti e inaccessibili. Di fatto il Paese è paralizzato. «Nei Nippes la violenza non è così presente, ma come ovunque tutto è bloccato», ci spiegano i coniugi Agustoni. «Le contrapposizioni riguardano al momento un eventuale intervento internazionale auspicato dall’attuale Governo, ma che dà adito a manifestazioni di protesta anche violente». Il vescovo Pierre-André Dumas, intervistato dall’agenzia SIR, si dice favorevole, a condizione che non sia un’occupazione ma che permetta ad Haiti di ricominciare a vivere e a ricostruirsi.

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