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  • I missionari ticinesi ad Haiti in soccorso della popolazione

    «Coronavirus» significa molteplici cose ad Haiti: una serie di conseguenze dall’aspetto devastante per un’isola in cui la crisi, già prima dell’emergenza sanitaria, si poteva definire «sistemica », legata cioè a un governo quasi completamente assente. E ora quell’assenza si fa sentire più che mai: i casi annunciati di coronavirus, stando al sito informativo coronahaiti. org, non dovrebbero essere più di una sessantina, ma Maria Laura e Sebastiano Pron, volontari partiti per Haiti per conto della diocesi di Lugano a dicembre, dove hanno raggiunto l’altro volontario Francisco Fabres, avvertono: «Abbiamo l’impressione che i casi siano molti di più». La quotidianità dei volontari, da quando il virus è arrivato – ufficialmente il 19 marzo scorso – è cambiata, certo, ma sostanzialmente si tratta di far fronte all’esigenza di una popolazione sempre più povera e, ora, anche un po’ «spaesata»: «La gente non si rende conto. I bambini che non vanno a scuola, dato che anche qui le scuole sono state chiuse, sono per le strade e al mercato. Stiamo parlando di giovani che vedevano già compromesso il loro anno scolastico, per la chiusura delle scuole da settembre a dicembre 2019 a causa della crisi governativa in atto. Di seguire le lezioni a distanza non se ne parla: qui la gente che ha accesso a internet è davvero pochissima. È utopico sperare che il Governo possa fronteggiare l'emergenza, come invece avviene in altri Paesi». «Una parte della popolazione non prende sul serio il governo perché c’è una grande sfiducia. Alcune persone diffondono l’idea che il coronavirus sia solo una fake news, inventata dallo Stato per ottenere denaro dall’estero. Nei prossimi mesi, si manifesteranno anche problemi economici, dato che numerosi haitiani emigrati negli Stati Uniti o in Canada, a causa della pandemia, hanno perso il lavoro », spiega Sebastiano.

    Ma intanto l’équipe missionaria ci prova comunque: in questi giorni i ticinesi stanno percorrendo i villaggi della loro parrocchia, distribuendo saponi, sensibilizzando la popolazione con materiale informativo e distribuendo beni di prima necessità alle famiglie più bisognose grazie ad una parte dei fondi raccolti dalla Conferenza Missionaria della Svizzera italiana con l’Azione di Natale.

    Anche all’ambulatorio di Madian, dove lavora Maria Laura – che è medico – oltre alle numerose consultazioni e vaccinazioni, si fanno tanti sforzi per sensibilizzare la popolazione utilizzando il materiale informativo elvetico tradotto in creolo: «Anzitutto vorremmo essere un esempio di Chiesa in uscita, essendoci accorti che qui la Chiesa, da quando è scoppiata l’emergenza, si è un po’ chiusa. Speriamo, in questo senso, di stimolare altre parrocchie a intraprendere un’azione di prevenzione». La speranza è quella di poter ricominciare presto le rispettive attività: Francisco nella formazione con le comunità rurali, Maria Laura e Sebastiano con le formazioni nelle scuole parrocchiali, rispettivamente per la promozione della salute e il miglioramento della qualità dell’insegnamento. «È probabile che potremo presto ripartire in piccoli gruppi rispettando le norme di sicurezza», auspicano, senza negare la speranza che dal seme della paura sbocci, il prima possibile, il fiore del coraggio: coraggio di guardare al futuro, come popolo haitiano, e coraggio, soprattutto per le nuove generazioni, «di ricostruire il Paese».

    Sebastiano e Maria Laura raccontano la loro esperienza sul blog ufficiale, messo a disposizione da Caritas Ticino, progettohaiti.blog e sul blog, aperto più di recente, diariodahaiti. wordpress.com.

    Laura Quadri

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