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  • I vescovi in dialogo con le donne

    «L’università è un luogo dove si riflette, non dove vengono prese delle decisioni!» È iniziata così, con questa precisazione di mons. Felix Gmür, presidente della Conferenza dei vescovi Svizzeri (CVS), la conferenza dal titolo «Sacramentalità e Chiesa», che si è svolta martedì 6 settembre all’Università di Friborgo nell’ambito della 337.ma assemblea ordinaria della CVS. La giornata di studio – fortemente voluta dalle donne- nasce dal lavoro congiunto dalla Lega Svizzera delle donne cattoliche (Frauenbund), dal Consiglio delle donne della CVS (Frauenrat) e dalla CVS stessa. Sin dalla mattina è emersa la grande diversità dell’approccio sacramentale nelle tre regioni linguistiche e che ha mostrato che il «Röstigraben» non esiste solo in politica. La situazione della diocesi di Lugano è stata presentata da don Emanuele Di Marco (direttore del Centro di liturgia pastorale) e da H. C. Schmidbauer, professore ordinario di teologia dogmatica alla FTL, che hanno evidenziato come in Ticino le attività sacramentali sono per lo più legate al ministero ordinato. La situazione nella Svizzera tedesca, si caratterizza, invece, per la sua varietà come ha spiegato Markus Tühring, vicario generale della diocesi di Basilea, proiettando una tabella che mostrava gli ambiti per i laici e le laiche di esercitare funzioni sacramentali (in occasione di battesimi, matrimoni e in qualità di assistenti pastorali stipendiati) ma attirando l’attenzioneanchesulpersisteredialcune «zone grigie». Nella Svizzera francese, ha spiegato François-Xavier Amherdt dell’Università di Losanna, laici e laiche sono formati e su mandato del vescovo, integrati nelle diverse attività della cura d’anime e della cappellania. Molte le voci delle donne che nel pomeriggio hanno dato testimonianza della loro impegno all’interno della Chiesa, manifestando come a volte, il loro lavoro di accompagnamento delle persone nelle case anziane, nelle carceri, all’interno degli istituti per disabili, sia limitato dal fatto di non avere accesso a certi attributi ministeriali (si è parlato di confessioni e estrema unzione). Mons. Gmür, presidente della CVS nella tavola rotonda finale ha detto che in Svizzera i processi in questo senso sono prassi già da una decina di anni e che comunque la Chiesa Svizzera ha il dovere di allinearsi alle norme ecclesiastiche.

    di Corinne Zaugg

    Leggi anche: Conferenza episcopale e donne cattoliche su «La sacramentalità»

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