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  • Il card. Hummes: «Per l'Amazzonia non c’è più tempo da perdere»

    Martedì scorso, oltre cento Paesi presenti alla 26esima Conferenza Onu sul clima (Cop26) si sono impegnati a mettere fine alla deforestazione in un decennio. Nel frattempo, dall’apertura formale del summit, il 31 ottobre, solo la porzione brasiliana dell’Amazzonia – circa tre quarti del totale – ha perso una superficie di bosco equivalente a 8.764 campi da calcio. Ecco perché «l’Amazzonia ha fretta», come afferma il cardinale del Brasile Claudio Hummes, tra le voci più autorevoli fra i cattolici impegnati nella difesa evangelica del Creato e degli ultimi. Tanto da aver ispirato, con il suo «ricordati dei poveri» pronunciato in Conclave subito dopo l’elezione, la scelta del nome Francesco all’attuale Pontefice. Dopo aver guidato fin dalla fondazione la Rete ecclesiale panamazzonica (Repam), il religioso dei frati minori e arcivescovo emerito di San Paolo, è stato eletto presidente della neo-nata Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia (Ceama), organismo costituito in seguito al Sinodo speciale sulla regione del 2019. Una terra che dom Cláudio, come ama farsi chiamare, porta nel cuore. «L’Amazzonia è centrale per la sopravvivenza del pianeta e della famiglia umana: è il punto di equilibrio della salute della terra. Perderla sarebbe fatale». Per questo, il cardinale lancia un appello ai leader internazionali riuniti alla Cop26 al coraggio e alla fermezza. «L’Amazzonia ha fretta» ha precisato Hummes in intervista al quotidiano Avvenire. SIl tempo scorre veloce e il riscaldamento globale è inesorabile. I leader devono avere fermezza di volontà per prendere decisioni costose sotto vari aspetti, altrimenti, il mondo non ha chance di futuro. La Cop26 non può rimandarle. Sarebbe una irresponsabilità grave e irreparabile verso tutta l’umanità». Agire in fretta e insieme è stato anche il cuore del messaggio inviato alla Cop dal Papa. E sono molti i cattolici giunti a Glasgow per chiedere impegni e non parole. La Chiesa d’Amazzonia è pioniera nella difesa del Creato, vissuto come vero e proprio dovere evangelico. «È il nostro amato papa Francesco a utilizzare spesso l’espressione «casa comune» - continua Humes- per sottolineare che tutto è connesso. Ciò di male che si fa al pianeta, si fa anche alla famiglia umana e viceversa. Il grido della terra e il grido dei poveri è un solo grido.

    Agenzie/red

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