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  • Haiti

    Il grazie di Haiti alla generosità dei ticinesi e l'apprensione per i nuovi rapimenti

    La scorsa settimana, l’équipe de Bureau Diocésain d’Education, in presenza del Vescovo della Diocesi di Anse-à-Veau e Miragoâne Pierre André Dumas, ha consegnato una prima parte delle donazioni, raccolte grazie alla generosità dei Ticinesi, per il primo gruppo di scuole! "Grazie di cuore a tutti i ticinesi per la generosità e la solidarietà dimostrata!" sono state le sue parole. Le offerte sono state raccolte dalla conferenza missionaria della Svizzera italiana a seguito del violento terremoto che ha colpito in agosto soprattutto la zona dell'isola dove opera l'equipe di volontari della diocesi di Lugano.

    In seguito alle visite sul campo, che hanno richiesto molti spostamenti, fatica e dialoghi con parroci e direttori, è stata stilata dai volontari ticinesi una classifica delle scuole più colpite e calcolato un aiuto d’urgenza per permettere la riapertura delle scuole. Le scuole beneficiarie della prima parte degli aiuti inviati sono: sette scuole di Baradères (quattro nel centro del villaggio e tre nelle cappelle), due scuole di Fond Tortue (nel centro e in una cappella), la scuola di Carrefour Honoré, di Baquet, di Lamarque a Plaisance, di L’Asile, di Grand-Ravine, di Joly a Anse-à-Veau, di Virgile e di Lièvre.

    Nelle prossime settimane verrà valutata la situazione di altre parrocchie colpite e in parallelo si continueranno a seguire le scuole già beneficiarie degli aiuti. Ad ogni direttore è stato chiesto di documentare i lavori e di presentare in seguito un resoconto.

    Grande preoccupazione dei vescovi di Haiti dopo i nuovi rapimenti

    Sono toni preoccupati e allarmanti quelli che usa la Commissione Episcopale Nazionale di Giustizia e Pace (CE-JILAP) dopo l’ennesimo rapimento avvenuto ad Haiti, una situazione che tende a "impoverire le famiglie haitiane e ha un impatto negativo sull'economia del Paese”. Importanti le domande che si pongono i vescovi riguardo l’azione della polizia nazionale, ci si chiede poi da dove arrivino le armi da guerra e le munizioni delle bande armate che hanno ormai in ostaggio Haiti. Sono pertanto necessarie “misure adeguate, azioni concrete ed efficaci da parte della polizia nazionale, al fine di contrastare il fenomeno dei sequestri e il ripristino dell'ordine nel Paese”.

    Ieri la notizia diffusa da fonti di sicurezza locali è stata rilanciata da tutti i principali media internazionali e torna a portare l'attenzione sulla crisi profonda fatta di povertà, instabilità politica e pandemia che vive Haiti. Una decina forse quindici missionari statunitensi di una Chiesa protestante sono stati rapiti nella giornata di sabato 16 ottobre insieme alle loro famiglie alla periferia orientale di Port-au-Prince,da "400 Mawozo", una banda armata che da mesi imperversa nella zona al confine con la Repubblica Dominicana con furti e rapimenti di cittadini statunitensi ma anche haitiani.

    I missionari - che apparterrebbero al gruppo cristiano che ha sede in Ohio "Christian Aid Ministries" come riportano fonti di stampa statunitensi-  e le loro famiglie stavano tornando da una visita a un orfanotrofio a circa 30 chilometri a est di Port-au-Prince quando il loro autobus è stato fermato dagli uomini armati, che li hanno costretti a scendere. Uno dei missionari rapiti sarrebbe riuscito a mandare un messaggio su WhatsApp mentre il gruppo veniva prelevato. "Per favore pregate per noi, siamo tenuti in ostaggio, hanno rapito il nostro autista, non so doveci stanno portando", recita il messaggio, riportato dal Washington Post.

    Ricordiamo che Haiti nell’ultimo periodo sta fronteggiando un’ondata di violenze, in cui le bande armate giocano un ruolo importante, bloccando le attività economiche nel Paese più povero delle Americhe. I disordini sono aumentati dopo due eventi che hanno aperto ferite profonde: l'assassinio del presidente Jovenel Moise a luglio che ha gettato il Paese nel caos e un forte terremoto ad agosto scorso che ha ucciso oltre 2mila persone. Dall'inizio dell'anno ad Haiti sono oltre 600 i rapimenti rispetto ai 231 dello scorso anno, secondo le organizzazioni umanitarie.

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