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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Papa Leone XIV

    Il Papa ad una catechista svizzera: il problema non sono i numeri, ma il "sentirsi Chiesa"

    Si apre, come di consueto, con l’intervento di Papa Leone XIV il numero di gennaio 2026 della rivista Piazza San Pietro, dedicato interamente al tema della pace. Il Papa risponde in questo mese ad una lettrice: Nunzia, catechista svizzera residente a Laufenburg, piccolo comune di 620 anime. "Semino, ma le piantine fanno fatica a crescere. I bambini e le famiglie preferiscono sport e feste", scrive la donna, 50 anni, raccontando con passione il suo impegno decennale nella catechesi dalla Prima Comunione alla Cresima.

    Nella sua lettera denuncia una realtà difficile: "Qui in Svizzera si fa fatica a coinvolgere i genitori e, a volte, anche i bambini e i ragazzi a fidarsi di Dio". Famiglie poco presenti e spesso indifferenti alla pratica religiosa; bambini attirati da sport, musica, smartphone e feste più che dalla fede; domeniche con chiese sempre più vuote, frequentate soprattutto da anziani; fatica quotidiana nel “seminare” quando il terreno sembra arido: questo il quadro illustrato dalla catechista elvetica. Che, tuttavia, di fronte allo scoraggiamento, ribadisce il suo impegno: "Io cerco di seminare, ma le piantine fanno fatica a crescere". E al Papa chiede una preghiera per i giovani affidati alla sua cura e per lei stessa, affinché non venga meno il coraggio di continuare.

    La risposta di Papa Leone

    Dalle pagine di Piazza San Pietro, diretta da padre Enzo Fortunato, Leone XIV accoglie le preoccupazioni di Nunzia e la colloca nel quadro europeo: "La situazione nella quale Lei vive non è diversa da quella di altri Paesi di antica cristianità". Il Pontefice invita a guardare oltre i dati di partecipazione: "Le ore dedicate alla catechesi non sono mai buttate via, anche se i partecipanti sono pochissimi". E rilancia una sfida ecclesiale: "Il problema non sono i numeri - che, certo, fanno riflettere -, ma la sempre più evidente mancanza di coscienza nel sentirsi Chiesa, cioè membra vive del Corpo di Cristo, tutti con doni e ruoli unici, e non dei fruitori del sacro, dei sacramenti, magari per mera abitudine".

    A Nunzia - e a quanti vivono le stesse difficoltà - il Papa indica una via: "Come cristiani, abbiamo sempre bisogno di conversione. E dobbiamo cercarla insieme". E ricorda che la vera porta della fede "è il Cuore di Cristo, sempre spalancato". L’appello conclusivo del Papa si radica nell’eredità di Paolo VI: "Quello che si può fare è testimoniare la gioia del Vangelo di Cristo, la gioia della rinascita e della resurrezione".

    fonte: vaticannews

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