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    Il Papa ai giornalisti: "L'Africa dei migranti va aiutata, non sfruttata"

    Di seguito pubblichiamo alcuni passaggi dell'intervista che Francesco ha rilasciato nel volo di rientro  a Roma e pubblicata nella tarda serata di ieri (fonte per la trascrizione: Vaticaninsider)

    Quali sono stati i momenti importanti della giornata di oggi? 

    «È stata una giornata di incontri variegati, la parola giusta della giornata è “incontro”. Quando una persona incontra un’altra questo tocca il cuore, fa sempre piacere. Sono stati incontri positivi, belli. A cominciare dal dialogo con il presidente della Confederazione, che non è stato di cortesia, ma profondo su argomenti mondiali profondi, e con una intelligenza che mi ha stupito. Poi gli incontri che avete visto. Quello che non avete visto è l’incontro nel pranzo, che è stato molto profondo e ha toccato tanti argomenti, quello in cui siamo rimasti più tempo è quello dei giovani, perché tutte le confessioni sono preoccupate per i giovani. E il pre-Sinodo fatto a Roma ha attirato tanto l’attenzione: c’erano 315 giovani, anche agnostici… Questo forse ha svegliato un interesse speciale. Incontro umano, nessuna scortesia, nessuna formalità. Incontri umani»

    Lei parla spesso di passi concreti da fare nell’ecumenismo, oggi ha detto: vediamo ciò che è possibile fare concretamente. I vescovi tedeschi hanno deciso di fare un passo, per la comunione al coniuge protestante. E allora ci chiediamo come mai l’arcivescovo Ladaria abbia scritto una lettera che sembra un po’ un freno di emergenza. Dopo l’incontro del 3 maggio era stato detto che si doveva trovare una soluzione unanime. Sarà necessario un intervento dal Vaticano? 

    «Questa non è una novità, perché nel Codice di Diritto canonico è previsto ciò di cui i vescovi parlavano: la comunione nei casi speciali. Loro guardavano il problema dei matrimoni misti. Il Codice dice che il vescovo della Chiesa particolare, di una diocesi, deve occuparsi di quello, è nelle sue mani. I vescovi tedeschi, poiché avevano visto che non era chiaro - alcuni sacerdoti forse non agivano in accordo col vescovo - hanno voluto studiare questo tema e hanno fatto questo studio, che - non voglio esagerare - è durato più di un anno, ben fatto. E lo studio è restrittivo: quello che i vescovi volevano dire è chiaramente quello che nel Codice c’è. Io che l’ho letto ho detto: è restrittivo, non è aprire a tutti! Hanno voluto farlo per la Chiesa locale. La cosa è scivolata alla Conferenza episcopale tedesca, ma il Codice non prevede questo, il Codice non prevede la Conferenza, perché una cosa approvata da una Conferenza episcopale subito diventa universale. E questa è stata la difficoltà, non tanto il contenuto. Hanno inviato il documento, poi ci sono stati due o tre incontri e l’arcivescovo Ladaria ha inviato quella lettera ma col mio permesso, non l’ha fatto da solo. Io ho detto sì, è meglio fare un passo avanti e dire che il documento ancora non è maturo e che doveva studiarsi di più la cosa. Poi c’è stata un’altra riunione e alla fine studieranno la cosa. Credo che questo sarà un documento orientativo perché ognuno dei vescovi diocesani possa gestire ciò che già il Diritto canonico permette. Non c’è stata nessuna frenata. Quando io ho fatto la visita alla Chiesa luterana di Roma, ho risposto secondo lo spirito del Codice di Diritto canonico, quello che loro cercano di fare adesso. Forse non c’è stata un’informazione giusta. Il Codice permette che sia la Chiesa particolare, non la Conferenza episcopale. Ma la Conferenza può studiare e dare linee orientative».

    Abbiamo visto che il segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese ha parlato dell’aiuto ai rifugiati. Abbiamo visto anche l’incidente della nave Aquarius e la separazione delle famiglie Usa. Pensa che alcuni governi strumentalizzino il dramma degli immigrati? 

    «Io ho parlato tanto sui rifugiati. I criteri sono in quello che ho detto: accogliere, accompagnare, promuovere, integrare. Mi sono riferito a tutti i rifugiati. Poi ho detto che ogni Paese deve fare questo con la virtù del governo che è la prudenza, deve accogliere quanti può, quanti può integrarne, dare lavoro. Questo è il piano tranquillo, sereno, sui rifugiati. Qui stiamo vedendo un’ondata che fugge dalle guerre e dalla fame in Africa e dalle persecuzioni in Medio Oriente. Italia e Grecia sono state generosissime ad accogliere. Nel Medio Oriente c’è la Turchia, il Libano che ha tanti siriani quanti libanesi, e poi la Giordania. C’è il problema del traffico dei migranti e c’è anche il problema di quando in alcuni casi devono tornare per degli accordi… E io ho visto le fotografie delle carceri dei trafficanti, che subito separano donne e bambini dagli uomini. Le donne e i bambini vanno dove solo Dio sa. C’è un caso che io conosco, che i trafficanti si sono avvicinati ad una nave e hanno detto: “Dateci le donne e i bambini e portate i maschi”. E le carceri per chi è tornato, sono terribili… nei lager della Seconda Guerra mondiale si vedevano queste cose. Anche mutilazioni, e poi li buttano nelle fosse comuni. Per questo i governi si preoccupano che non tornino e cadano nelle mani di questa gente. C’è una preoccupazione mondiale, so che i governi parlano su questo e vogliono firmare un accordo, modificare quello di Dublino e tutto questo. In Spagna voi avete avuto il caso di questa nave a Valencia, ma tutto questo disordine! Il problema delle guerre è difficile da risolvere, il problema della persecuzione in Medio Oriente e in Nigeria il problema della fame che si può risolvere. Tanti governi europei stanno pensando ad un piano per investire intelligentemente in quei Paesi, offrendo educazione: senza offenderli, ma è la verità, nell’inconscio collettivo c’è un motto brutto: “l’Africa va sfruttata. Eh, sono africani, terra di schiavi”. Questo deve cambiare con un piano di investimenti, di educazione, per far crescere… perché il popolo africano ha tante ricchezze culturali, grande intelligenza, bambini intelligentissimi. Questa sarà la strada per il medio termine. Ma, al momento, devono mettersi d’accordo i governi per andare avanti con questa emergenza. Andiamo in America: c’è un problema migratorio grande, anche in America Latina, migrazioni interne. In Argentina dal Nord al Sud c’è gente che lascia la campagna e va nelle grandi città e ci sono le baraccopoli. C’è poi la migrazione esterna. Concretamente sugli Stati Uniti io sto dietro a quello che dicono i vescovi di quel Paese, io mi schiero con loro».

    Il Papa prima di congedarsi dai giornalisti ha aggiunto: «Oggi è stata una giornata proprio ecumenica ed a pranzo abbiamo detto una bella parola: nel movimento ecumenico dobbiamo togliere dal dizionario una parola, proselitismo. Chiaro? Non si può avere ecumenismo con proselitismo». 

    Per leggere la trascrizione integrale

    (trascrizione ripresa da Andrea Tornielli, vaticaninsider)

     

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