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Dom 1 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Il Vaticano ai buddisti: combattiamo insieme il “crimine odioso” della corruzione

    Combattiamo insieme la corruzione, «scandalo così esteso nel mondo». Questo l’appello centrale del messaggio che il Vaticano, attraverso il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha fatto pervenire ai Buddisti in occasione del Vesakh, la festività più importante per i Buddisti nella quale si commemorano i principali avvenimenti della vita di Buddha che cade nel plenilunio di maggio e che sarà celebrata nella maggior parte dei Paesi di tradizione buddista il 29 del mese prossimo.

     

    «Quest’anno - scrivono nel testo il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Dicastero, e il segretario monsignor Miguel Angel Guixot - vogliamo riflettere con voi sul bisogno urgente di promuovere una cultura libera dalla corruzione», un fenomeno «che comporta l’abuso di posizioni di potere per un guadagno personale, sia nel settore pubblico sia nel privato» e che «è diventato uno scandalo così esteso nel mondo di oggi che le Nazioni Unite hanno indicato il 9 dicembre come la Giornata Internazionale contro la corruzione».

     

    «A causa della crescente diffusione di questo crimine odioso, governi, organizzazioni non governative, mass-media, e cittadini in tutto il mondo si uniscono per combatterlo. In quanto leader religiosi anche noi dobbiamo contribuire a promuovere una cultura che sia impregnata di legalità e trasparenza», si legge nel messaggio, nel quale si ricorda il video per le intenzioni di preghiera del Papa per il mese di febbraio 2018 dal titolo “Diciamo no alla corruzione”) per ricordare che «alla fine chi paga il prezzo della corruzione sono i poveri».

     

    Tuaran e Guixot fanno notare che «benché entrambe le nostre tradizioni religiose denuncino fermamente il male della corruzione, riconosciamo tristemente che alcuni dei nostri seguaci partecipano a pratiche corrotte, e questo conduce a malgoverno, associazione per corruzione e al saccheggio dei beni della nazione. La corruzione mette a rischio la vita, perché implica una bassa crescita economica, investimenti deboli, inflazione, svalutazione monetaria, evasione fiscale, gravi disuguaglianze, scarsa educazione, infrastrutture di livello inferiore e degrado ambientale. Essa minaccia pure la salute e la sicurezza di individui e comunità».

     

    «La gente - annotano ancora i vertici del Dicastero per il Dialogo Interreligioso - è scandalizzata da politici incompetenti e corrotti, da una legislazione inefficiente e dall’incapacità d’indagare sui casi di corruzione più rilevanti. Sono sorti movimenti populisti, a volte motivati e sostenuti dal fondamentalismo religioso, che protestano contro le violazioni della pubblica integrità. Crediamo che alla corruzione non si possa rispondere col silenzio, e che le idee che partono da buone intenzioni si dimostreranno inadeguate a meno che non vengano messe in pratica, e riteniamo che attuarle sia necessario per eliminare la corruzione».

    VaticanInsider

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