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    Incontrare Gesù nel quotidiano: la catechesi di mons. Lazzeri ai giovani

    Com'era Gesù nella vita di tutti i giorni? Come si relazionava con le persone, come trascorreva il suo tempo, quali attività scandivano la sua quotidianità? E soprattutto, in che modo la testimonianza del Figlio di Dio lasciava un segno nell'esistenza di chi lo incontrava?

    Queste domande sono state lo sfondo della catechesi di monsignor Valerio Lazzeri, vescovo di Lugano, con i giovani della diocesi nella giornata di sabato 6 febbraio. Un dialogo che si è svolto ancora online, come da tradizione in questi mesi. Il vescovo prosegue nel suo itinerario di riflessione per andare al cuore della figura di Gesù, riconoscendo nella sua esperienza la base della fede cristiana.

    Dopo la catechesi di gennaio, dedicata alla chiamata dei primi discepoli nel Vangelo di Giovanni, stavolta mons. Lazzeri ha voluto analizzare un brano di Marco che racconta proprio un'intera giornata di Gesù (Mc1, 21-39). «Anche noi vogliamo capire cosa significa vivere a contatto con Lui», ha spiegato il vescovo, «e indagare gli atteggiamenti di fondo che caratterizzano il Signore».

    Il brano è scandito da tre momenti: Gesù insegna, Gesù guarisce e Gesù prega. Si comincia con l'insegnamento, dato nella sinagoga di Cafarnao. Dopo il Battesimo, Gesù sta iniziando la sua vita pubblica. Non torna a Nazareth, piccolo villaggio nascosto e tranquillo dove aveva vissuto fino ai 30 anni, ma si immerge nella dinamica cittadina di Cafarnao: «È il segno che il nostro Dio non rimane estraneo alla vita degli uomini, ma si fa trovare nell'ordinarietà dell'esistenza».

    Il primo nucleo, dedicato all'insegnamento nella sinagoga: «Ciò che colpisce di Gesù non è tanto in ciò che dice, ma nel modo in cui parla: con autorità. La parola greca usata dall'evangelista è exousia, che si potrebbe tradurre con 'sostanza che fa vivere'. Gesù trasmette ciò che è per lui esperienza vitale: per questo è così diverso dagli scribi». Gli si oppone un uomo indemoniato «e subito si mette in un'ottica di contrapposizione: 'Cosa vuoi da noi?'. A volte ci chiudiamo dentro piccole community che fanno fatica ad aprirsi agli altri: Gesù invece ci offre la pienezza della vita e ci sprona ad uscire da un comodo isolamento».

    Poi la scena si sposta alla casa di Simone, dove Gesù guarisce la suocera costretta a letto dalla febbre. «Colpiscono i gesti del Signore: le si avvicina, le prende la mano e la rialza». Una metafora della vita: «Quando ci sentiamo isolati, piegati dalle nostre fatiche, Gesù rompe la nostra solitudine e ci aiuta a rimetterci in piedi: non è lui a rialzarci di peso, ma ci chiede di fare la nostra parte».

    Infine, ma solo in ordine cronologico, il momento della preghiera: «Non è una scena di colore, quella che Marco descrive. Ci riporta al fondamento della vita di Gesù, la relazione col Padre. È quella la sostanza, grazie a cui Gesù insegna e prega». I discepoli cercano il Maestro, tanta gente lo reclama. Ma Gesù sorprende tutti: «Andiamocene altrove. Come a dire: non sono qui per soddisfare i bisogni materiali: c'è sempre un oltre verso cui siamo chiamati». E l'azione del Messia non è quella del singolo che fa da sé: «In quel verbo al plurale, 'andiamocene' c'è il desiderio di coinvolgere le persone che sono con Lui».

    L'intero incontro, con anche il dialogo tra vescovo e giovani successivo alla catechesi, è disponibile nel video sul canale YouTube di catt.ch:

    https://www.youtube.com/watch?v=a_h43M_Bk48

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