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  • Intervento del card. Scola al Meeting di Rimini 2018 sul pontificato di Papa Francesco

    “Francesco rappresenta una novità che abbiamo il dovere di imparare, accogliendo e accettando il suo stile fino in fondo, penetrando in quegli aspetti che costituiscono un elemento di novità nell’esercizio del papato rispetto ai papi precedenti con i quali sulla sostanza è assai in continuità”. Lo ha detto l’arcivescovo emerito di Milano, il card. Angelo Scola, intervenendo ieri al convegno “Libertà e speranza”, organizzato nell’ambito del Meeting di Rimini. Il porporato ha poi citato “grandi pensatori” che “hanno ripetuto quest’affermazione: ‘lo stile è l’uomo’”. “Papa Francesco è un papa inedito. È indubbio che lo stile di Francesco è molto personale. Non dobbiamo negare che è molto sorprendente per noi”. Il card. Scola ha ricordato “una intervista in cui ho detto che "la sua elezione è stata come un pugno nello stomaco per noi europei, un modo di cui lo Spirito di è servito per risvegliarci’”. “Il suo ministero è fatto di gesti, di esempi molto concreti, di una cultura di popolo, che vuol dire immissione nella vita del popolo, e di insegnamento”. Infine, un pensiero alla “dolorosissima, tragica e oripilante vicenda della pedofilia” su cui “gli ultimi tre papi stanno cercando di aiutare la Chiesa, attraverso la preghiera e il digiuno, a ritrovare, soprattutto nei suoi ministri, una via di rinascita e di rinnovamento”.

    “Intorno all’ultimo conclave è circolata una clamorosa fake news, che era quella che ha fatto dire a tutti che io sono entrato Papa in conclave per uscire, secondo regola, cardinale. Non è vero”, ha aggiunto Scola. “Mi era evidente, come era evidente ad altri cardinali nelle giornate precedenti il conclave, che la stanchezza profonda dell’Europa e la perdita del senso della presenza contemporanea di Gesù nella vita della persona, delle comunità cristiane e delle Chiese europee non sarebbe stata più in grado di esprimere la figure di un Papa. Non c’erano più le condizioni. Diventare papa è una cosa che non mi ha mai toccato.  Lasciando i miei della curia a Milano dissi: ‘state tranquilli, il papa non sarò io”. Guardando al presente, il card. Scola ha raccontato che “adesso faccio anzitutto il prete e ho la fortuna di non doverlo fare più sotto i riflettori”. Parlando del proprio impegno dopo essere diventato emerito, il porporato ha aggiunto che “nella misura del possibile rispondo a domande di dialogo e incontro sull’esperienza cristiana che arrivano dalla diocesi di Milano o da altre realtà e, in misura ridotta, intervengo a conferenze e incontri”. La sfida annunciata è quella di “accogliere un ridimensionamento della mia persona, riportarla alle sue dimensioni reali – non ce l’ho ancora fatta – senza più narcisismi, ambizioni, senza più elementi di autoaffermazione”.

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