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  • L’ “Onu di Trastevere” tra carità e diplomazia

    L’«Onu di Trastevere» celebra il suo mezzo secolo di vita. E pur non disdegnando - tutt’altro - il paragone con le Nazioni Unite a motivo delle mediazioni operate nell mondo, la carta d’identità della Comunità di Sant’Egidio fondata da Andrea Riccardi, non può fare a meno della Città Eterna e della sua Chiesa papalina e popolare.

     

    All’inizio, Riccardi e i suoi amici separano la loro strada da quella di Gioventù Studentesca, come allora si chiamava il movimento di don Luigi Giussani. Un ex convento di carmelitane abbandonato con annessa chiesa, ottenuto in affitto a prezzi stracciati, è la base di partenza ed è rimasta la sede per la quale sono passati Papi, cardinali, patriarchi orientali e imam, ma a anche presidenti e segretari di Stato statunitensi. Dal grande sponsor Giovanni Paolo II al presidente George Bush junior, la Comunità di Sant’Egidio è crocevia (quasi) obbligato di incontri diplomatici.

     

    Eppure il tratto che rimane più distintivo per il gruppo trasteverino è quello per gli ultimi. I poveri delle periferie di Roma, innanzitutto. Nel quartiere romano accostato al carcere di Regina Coeli, Riccardi e i suoi incontrano il giovane prete Vincenzo Paglia, che si unisce a loro e che sarà parroco di Santa Maria in Trastevere, prima di essere nominato vescovo di Terni da Giovanni Paolo II e poi richiamato a Roma da Benedetto XVI a capo del dicastero vaticano per la famiglia. Anche Papa Ratzinger, durante tutto il pontificato, mantiene ottimi rapporti. Un amico fin dai primissimi tempi è il gesuita Carlo Maria Martini: negli anni romani, prima di diventare arcivescovo di Milano, celebra per loro e s’impegna a visitare un anziano abbandonato, uno dei primi «clienti» seguiti dalla Comunità.

    Con Karol Wojtyla è amore a prima vista. Quando il Papa appena eletto visita la Garbatella, passa sotto le finestre di un asilo dove Sant’Egidio ha raccolto i figli delle ragazze madri. I bimbi, istruiti per tempo, intonano canti in polacco che richiamano l’attenzione del giovane Pontefice. È l’inizio di un rapporto strettissimo.

     

    Gli scartati, i clochard sono al centro dell’attenzione dei «santegidini», che insegnano a leggere ai bambini delle periferie pasoliniane di Roma, aprono case di accoglienza, e ancora oggi stampano annualmente una guida Dove mangiare, dormire, lavarsi per i senzatetto che vivono nella capitale, giunta alla 28

    a

    edizione, promuovendo anche, in tantissime città, i pranzi di Natale per i poveri all’interno delle chiese. 

     

    Il dialogo tra le religioni è un altro dei compiti che Sant’Egidio si è dato, affiancando Wojtyla nell’organizzazione del primo il grande raduno interreligioso di Assisi del 1986. Gli incontri annuali nelle grandi città europee vedono sfilare autorità religiose islamiche e buddiste, il Dalai Lama e gli animisti, nonché cristiani di ogni confessione. Tra i messaggi per il cinquantesimo c’è quello del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo.

     

    Anche la diplomazia «ufficiosa» della Comunità non passa inosservata: dal Burundi, al Mozambico, dall’Algeria al Sudan. E non tutto accade sotto i riflettori, come dimostra l’aiuto dato per far siglare una tregua tra le fazioni in lotta che insanguinano la Repubblica Centrafricana e permettere il viaggio di Papa Francesco a Bangui nel novembre 2015 con l’apertura anticipata del Giubileo. Non mancano, talvolta, tensioni con diplomazie ufficiali, in primis quella d’Oltretevere e l’accusa di eccessi di protagonismo. Una stagione tramontata in fretta è quella dell’impegno diretto in politica con Mario Monti, che vede Riccardi fare il ministro della cooperazione. Ma altri non hanno abbandonato l’agone: dal sottosegretario Mario Giro all’onorevole Mario Marazziti, che ha lavorato per la legge sul fine vita.

    La presenza del Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin alla celebrazione del cinquantesimo ieri sera in San Giovanni in Laterano attesta quale sia la stima che la Comunità gode in Vaticano.

     

    Nelle sue fila si sono formati storici e studiosi in grado di analizzare ciò che si muove sui vari scacchieri, dall’Oriente all’Occidente: Marco Impagliazzo, attuale presidente, Roberto Morozzo della Rocca, Agostino Giovagnoli, Adriano Roccucci. Oltre al giù citato Paglia, sono diventati vescovi don Ambrogio Spreafico e il romano don Matteo Zuppi, prima ausiliare della capitale e oggi arcivescovo di Bologna, rientrato in servizio l’anno scorso quando ha presenziato alla riconsegna delle armi degli indipendentisti baschi dell’Eta a Bayonne.

     

    Papa Bergoglio conosce Sant’Egidio da molti anni, e oggi può contare sull’impegno della Comunità nell’accoglienza dei migranti e nell’organizzazione dei corridoi umanitari dalla Siria e dal Corno d’Africa per i rifugiati in fuga dalle tante guerre che la diplomazia non è riuscita ad evitare.

    Andrea Tornielli - VaticanInsider

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