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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • COMMENTO

    La preghiera comunitaria

    La preghiera comunitaria, ha in sé molta più forza della preghiera vissuta nella solitudine anche se entrambe sono necessarie. A tal proposito voglio raccontarvi una storia dei padri del deserto. Un monaco era stanco di pregare sempre con i suoi confratelli. Quella in comune gli sembrava una preghiera monotona; chi sbadigliava, che era sonato, chi correva e chi trascinava. Un giorno prese una decisione e si ritirò in solitudine per recitare l’ufficio. Pregava sotto il cielo stellato della notte e Dio non gli era mai parso così vicino. Preso dal fervore continuò così per parecchio tempo ma poi l’entusiasmo scemò quando si accorse che, pregare sempre da solo, gli dava noia. Una notte ebbe una visione: dal suo monastero vide salire una colonna di fuoco proprio mentre in suoi confratelli erano uniti in chiesa per la preghiera notturna. Un po’ più in là della colonna che si innalzava verso il cielo, vide una timida fiammella che si alzava un poco, per poi ripiombare al suolo. Chiedendo lumi a Dio di questa visione, capì che la preghiera dei suoi confratelli riuniti era molto più potente della sua. Rientrato in sé si unì di nuovo alla sua comunità e ritrovò la gioia del cammino fatto insieme. Oggi, nel dopo il Covid, la frequenza alla messa è diminuita notevolmente, così si lamentano in molti. Qualcuno preferisce seguire la messa alla televisione piuttosto che recarsi in chiesa. La messa è certamente la forma più alta di preghiera comunitaria e forse siamo chiamati a riscoprirne la ricchezza e la bellezza. Canti la voce, canti la vita, cantino le opere”. (Sant’Agostino). Partecipare attivamente con il canto, con le risposte, col rendersi magari disponibili per la lettura in chiesa, aiuta di molto a costruire la comunità. “Celebrando, noi riusciamo a trasgredire lo spirito del nostro tempo, che è rivolto esclusivamente all’orologio digitale, facendo spazio in tal modo alla vita e rendendoci attenti a quelle oasi insospettate che si trovano dentro di noi”. (B. Rootmensen) Che le nostre chiese possano ritornare ad essere delle vere oasi, nel frastuono delle città, per pregare in solitudine, ma anche comunitariamente, con la partecipazione alle celebrazioni liturgiche, dove Cielo e terra si uniscono in un inno di lode. Esse sono un dono di Dio all’umanità. di Suor Sandra Künzli

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