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  • Una scena di distruzione nel Nagorno Karabakh (ottobre '23).

    La tragedia del Nagorno Karabakh. Un approfondimento a "Chiese in Diretta"

    di Chiara Gerosa

    Le guerre devono trovare soluzione. Le ingiustizie devono essere riparate. Il nostro Paese, forte della sua tradizione umanitaria deve collaborare per sostenere una soluzione al conflitto tra l’Azerbaigian e la popolazione armena sfollata del Nagorno Karabakh. Proprio per questo, lunedì scorso si è costituito il comitato interpartitico che desidera promuovere l’importante ruolo della Svizzera come mediatore in questo conflitto irrisolto. L’Iniziativa si basa su una mozione adottata dal Consiglio nazionale, che incarica il Consiglio federale di organizzare questo forum. L’obiettivo dei 19 parlamentari firmatari è quello di facilitare un dialogo aperto tra l’Azerbaigian e i rappresentanti degli armeni che sono dovuti scappare dal Nagorno Karabakh. Lo scopo finale è quello di negoziare il ritorno sicuro di questi ultimi nella loro patria. Purtroppo, tra le troppe tragedie di oggi, quello dell’Armenia è diventato uno dei fronti dimenticati.

    Ma che cosa è accaduto nel Nagorno Karabakh?

    Dopo 10 mesi di assedio, nel settembre 2023 l’Azerbaigian ha attaccato il Nagorno Karabakh e l’intera popolazione (circa 120’000 armeni) è fuggita in Armenia. Questa terra era stata attribuita dai sovietici all’Azerbaigian ma da millenni era abitata da armeni cristiani. Armeni che fino al crollo dell’Unione sovietica avevano ottenuto una propria autonomia. Oggi si parla di pulizia etnica per quanto accaduto nel 2023 ma per il momento nulla si è mosso nella comunità internazionale e gli armeni restano sfollati e non possono esercitare il diritto al ritorno.

    Persone e patrimonio culturale e religioso

    Se da una parte, il primissimo pensiero sono le persone e le loro vite, altro tema importante (trattato a Berna gli scorsi giorni in un convegno organizzato dal Consiglio ecumenico delle Chiese) è quello del patrimonio culturale e religioso. Sharkis Shainian, co-presidente dell’associazione «Svizzera Armenia» a cui abbiamo chiesto se è possibile accedere ai luoghi e sapere che cosa è stato distrutto, ci ha detto che non è tuttora possibile aver accesso ai luoghi ma che le riprese aeree sono incontrovertibili. «Ci sono prove – ci dice – di crimini conclamati contro l’eredità culturale armena». Addirittura, la direttrice del programma del Consiglio ecumenico delle Chiese per la costruzione della pace in Medio Oriente, Carla Khijoyan, afferma che «l’Unesco stessa, che ha il mandato di proteggerli, non può accedere a questi luoghi, ma purtroppo, quello che vediamo da diverse fonti è che molte chiese sono scomparse. C’è una vera e propria sparizione di alcuni edifici culturali e religiosi che hanno 2000 anni. E stiamo parlando del patrimonio del più antico popolo cristiano».

    Futuro del Nagorno Karabakh e forum

    L’ex ministro degli Esteri armeno Vartan Oskanian ha dichiarato che: «La gente vuole semplicemente fare ritorno alle proprie case. L’Iniziativa per la pace non consiste nel dare a una delle parti più legittimità rispetto all’altra. Si tratta di creare uno spazio neutrale e fedele a dei principi, in cui anche le voci che sono state messe a tacere possano essere ascoltate». Secondo Joel Veldkamp, responsabile della comunicazione internazionale di Christian Solidarity International, la comunità internazionale non è stata finora in grado o non ha voluto rispondere efficacemente all’escalation di violenza nel Nagorno- Karabakh. Ma vi sono segnali di un nuovo tentativo di cooperazione poiché «le grandi potenze, USA, UE, Regno Unito e Russia hanno interesse a prevenire un’altra guerra nel Caucaso e a stabilire una pace duratura».

    Ascolta il servizio di Chiese in diretta del 1.6.2025

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