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    L'aiuto ai “sans-papiers” rimane un crimine in Svizzera

    Chi sostiene stranieri che soggiornano illegalmente in Svizzera rischia sempre una condanna, anche se agisce per spirito di solidarietà. Il parlamento ha rifiutato d’introdurre un'eccezione nella legge per "motivi onorevoli".

    Il "reato di solidarietà" non scomparirà in Svizzera. La Camera del popolo (Consiglio nazionale) ha rifiutato mercoledì 4 marzo di modificare la Legge sugli stranieri. Un'iniziativa parlamentare depositata da Lisa Mazzone, senatrice del Partito ecologista svizzero (PES), proponeva di aggiungere un'eccezione all'articolo 116, affinché non vengano condannati coloro che aiutano migranti privi di documenti per "motivi onorevoli". La proposta è stata respinta con 102 voti contro 89 e un'astensione.

    “Non si fa una differenza tra passatori professionisti e coloro che agiscono per motivi umanitari”, ha deplorato Samira Marti, deputata del Partito socialista (PS). “Attivisti e membri della chiesa sono considerati alla stessa stregua dei trafficanti di esseri umani”.

    La consigliera nazionale basilese ha citato il caso di Norbert Valley, un pastore di Neuchâtel, citato in giudizio per aver permesso a un uomo senza documenti di dormire in chiesa quando non poteva trovare altra soluzione.

    "La Svizzera è un paese con valori cristiani, dove ci viene insegnato l'amore per il prossimo", ha ricordato Katharina Prelicz-Huber, deputata del PES. “Non dobbiamo criminalizzare chi aiuta le persone in difficoltà". Il Partito popolare democratico (PPD, centro), che si dice vicino ai valori cristiani, ha però seguito a grande maggioranza le forze di destra, bocciando a sua volta l'iniziativa.

    "I giudici dispongono ora di un sufficiente margine di manovra e possono rinunciare alle sanzioni", ha dichiarato il presidente del PPD Gerhard Pfister. "Non vogliamo introdurre una sorta di diritto di resistenza che potrebbe solo minare il nostro Stato di diritto", ha affermato Jean-Luc Addor, deputato dell’Unione democratica di centro (UDC, destra).

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    Anche il Presidio della Conferenza dei vescovi svizzeri era fra i sostenitore dell'iniziativa parlamentare "Basta con il reato di solidarietà".

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