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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • L'arrivo del Papa in Sud Sudan e il discorso alle autorità: "L'ecumenismo sia la strada. Si cambi rotta, con l'aiuto dei giovani e delle donne"

    È un discorso forte, non molto diversamente da quelli pronunciati nelle scorse ore in Congo, quello tenuto a Giuba da Papa Francesco, al suo arrivo - la prima volta di un Pontefice nel Paese - in Sud Sudan, in questi minuti.

    Agire per permettere alle nuove generazioni un futuro

    “Va arginato l’arrivo di armi che, nonostante i divieti, continuano a giungere in tanti Paesi della zona e anche in Sud Sudan: qui c’è bisogno di molte cose, ma non certo di ulteriori strumenti di morte”. Così ha voluto rivolgersi alla classe dirigente del Paese il Pontefice, citando anche quegli “argini imprescindibili per garantire il corso della vita sociale: mi riferisco allo sviluppo di adeguate politiche sanitarie, al bisogno di infrastrutture vitali e, in modo speciale, al ruolo primario dell’alfabetismo e dell’istruzione, unica via perché i figli di questa terra prendano in mano il loro futuro”. “Essi, come tutti i bambini di questo continente e del mondo, hanno il diritto di crescere tenendo in mano quaderni e giocattoli, non strumenti di lavoro e armi”, il monito del Papa, secondo il quale “per raggiungere uno sviluppo adeguato è essenziale, oggi più che mai, coltivare relazioni positive con altri Paesi, a cominciare da quelli circostanti”.

    La piaga della corruzione

    "Giri iniqui di denaro, trame nascoste per arricchirsi, affari clientelari, la mancanza di trasparenza: ecco il fondale inquinato della società umana, che fa mancare le risorse necessarie a ciò che più serve: contrastare la povertà”, la denuncia di Francesco. L’urgenza di un Paese civile è infatti quella di "prendersi cura dei suoi cittadini, in particolare dei più fragili e disagiati", in particolare, qui, "i milioni di sfollati che qui dimorano: quanti hanno dovuto lasciare casa e si trovano relegati ai margini della vita in seguito a scontri e spostamenti forzati."

    Il ruolo di giovani e donne

    “Per passare dall’inciviltà dello scontro alla civiltà dell’incontro è decisivo il ruolo che possono e vogliono svolgere i giovani”, ha quindi sottolineato il Papa, auspicando che siano loro assicurati “spazi liberi di incontro per ritrovarsi e dibattere”, affinché “possano prendere in mano, senza paura, il futuro che a loro appartiene”. Per Francesco, inoltre, vanno “coinvolte maggiormente, nei processi politici e decisionali, anche le donne, le madri che sanno come si genera e si custodisce la vita”: “Nei loro riguardi ci sia rispetto, perché chi commette violenza contro una donna la commette contro Dio, che da una donna ha preso la carne”.

    Gli operatori umanitari e i missionari

    In un Paese “dilaniato da scontri etnici”, c’è bisogno inoltre di “guardare al di là dei gruppi e delle differenze per camminare come un unico popolo, nel quale, come accade al Nilo, i vari affluenti apportano ricchezze”. “Fu proprio attraverso il fiume che i primi missionari, più di un secolo fa, approdarono a questi lidi”, ha fatto notare il Papa: “Alla loro presenza si è aggiunta nel tempo quella di tanti operatori umanitari: tutti vorrei ringraziare per la preziosa opera che svolgono. Penso però anche ai missionari che purtroppo trovano la morte mentre seminano la vita. Non dimentichiamoli e non ci si dimentichi di garantire a loro e agli operatori umanitari la necessaria sicurezza, e alle loro opere di bene i necessari sostegni, affinché il fiume del bene continui a scorrere”.

    Agire ora, con determinazione

    Di qui anche la riconoscenza per il “prezioso contributo” svolto dalla comunità internazionale e finalizzato a favorire “la riconciliazione e lo sviluppo” nel Paese. “E’ tempo di passare dalle parole ai fatti”, ha affermato il Papa: “È tempo di voltare pagina, è il tempo dell’impegno per una trasformazione urgente e necessaria. Il processo di pace e di riconciliazione domanda un nuovo sussulto. Ci si intenda e si porti avanti l’Accordo di pace".

    La strada esemplare dell'ecumenismo

    “In un mondo segnato da divisioni e conflitti, questo Paese ospita oggi un pellegrinaggio ecumenico di pace, che costituisce una rarità”. Tale ecumenismo, "sia per tutti un’occasione per rilanciare la speranza: ciascun cittadino possa comprendere che non è più tempo di lasciarsi trasportare dalle acque malsane dell’odio, del tribalismo, del regionalismo e delle differenze etniche; è tempo di navigare insieme verso il futuro!”.

    “Rispettarsi, conoscersi, dialogare”, l’indicazione di rotta: “Perché, se dietro ogni violenza ci sono rabbia e rancore, e dietro a ogni rabbia e rancore c’è la memoria non risanata di ferite, umiliazioni e torti, la direzione per uscire da ciò è solo quella dell’incontro: accogliere gli altri come fratelli e dare loro spazio, anche sapendo fare dei passi indietro. Questo atteggiamento, essenziale per i processi di pace, è indispensabile anche per lo sviluppo coeso della società”.

    La preghiera della Chiesa

    “Desideriamo offrire di cuore la nostra preghiera e il nostro sostegno affinché il Sud Sudan si riconcili e cambi rotta, perché il suo corso vitale non sia più impedito dall’alluvione della violenza, ostacolato dalle paludi della corruzione e vanificato dallo straripamento della povertà”, ha concluso il Papa citando i due suoi accompagnatori nel viaggio, l'arcivescovo di Canterbury Justin Welby e al moderatore dell'Assemblea generale della Chiesa di Scozia Iain Greenshields.  “Il Signore del cielo, che ama questa terra, le doni un tempo nuovo di pace e di prosperità: Dio benedica la Repubblica del Sudan del Sud!”.

    (red)

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