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  • L'Associazione "Abba": da Corzoneso un progetto di una scuola per 500 giovani in Kenya

    di Laura Quadri

    Le aule, frequentate quotidianamente dagli allievi, sono dedicate ciascuna al nome di un attivista o qualcuno che abbia dato un significativo contributo alla protezione e alla tutela del clima; tra questi anche S. Francesco, il Papa per la sua enciclica Laudato si’, o la prima donna premio nobel dell’Africa, che vinse tale riconoscimento nel 2004 proprio per le sue battaglie in favore dello sviluppo sostenibile, Wangari Maathai. «È così, nella pratica, che speriamo in primis di educare le nuove generazioni», sottolinea quello che oggi è il Direttore generale – in Kenya – della Scuola «Santa Cecilia», don Onesimo Kariba. Oggi don Onesimo è sostenuto dall’associazione ticinese, con sede a Corzoneso, «ABBA», che porta avanti, proprio nella scuola da lui diretta, il progetto di ampliarne gli spazi fino a poter accogliere, si spera, 500 allievi, dopo che l’incuria del tempo aveva reso la struttura pericolante.
    Dopo quasi tre decenni di lavoro e attività, il sostegno per migliaia di franchi a progetti nel campo dell’istruzione – convinti che «l’educazione è alla base di tutto» – la scuola di S. Cecilia è il suo ultimo progetto. «Ad oggi – racconta la signora Abruzzi Tami, Presidente dell’Associazione– non ci rimane che costruire la grande mensa – si parla di 500 metri quadrati – per tutti gli studenti. Un lavoro che ci impegnerà ancora a lungo ma che viviamo nello spirito e nella consapevolezza di poter così favorire, in un Paese come il Kenya ancora fortamente diviso dalla presenza di molteplici tribù, momenti di dialogo e occasioni di pace, a partire proprio dai giovani».
    In Ticino, tra le tante iniziative nel tempo per far conoscere l’associazione, «abbiamo spesso coinvolto anche politici e personalità del mondo della cultura», sottolinea la Presidente di «ABBA». Il pensiero corre al pre-Covid, il 2019, quando l’associazione chiese a volti noti della società ticinese di raccontare i propri ricordi condivisi con… i nonni. «È stata un’iniziativa di estremo successo, abbiamo dovuto ristampare il libro di testimonianze che ne è risultato almeno due volte. Poi abbiamo digitalizzato il tutto. Ci hanno raccontato i ricordi dei loro nonni da mons. Pier Giacomo Grampa, a fra Martino o ai consiglieri di Stato».
    Fantasia, voglia di mettersi in gioco: tutto per fare in modo che anche il progetto kenyiota possa presto dirsi concluso. «Teniamo molto all’indipendenza dei progetti che realizziamo. Vogliamo che poi camminino con le loro gambe. Non è questione di carità, di solidarietà o sostenibilità: è questione, prima di tutto, di giustizia. E in questo campo contano solo i fatti».
    Tra le ultime intuizioni, quello di creare in loco un Fondo di solidarietà comune: «Oggi, attraverso tale Fondo alimentato dalle famiglie del posto più abbienti, permettiamo ad altri 26 studenti di famiglie svantaggiate di pagare la retta. È il motto del Kenya, “Harambee”: tutti assieme o nulla».
    La speranza finale? «Il Kenya ha da poco riformato il suo sistema scolastico, introducendo il concetto di “competenze”: la scuola deve offrire competenze nuove. Il fabbisogno è tanto. Da parte nostra, lavoriamo affinché questo centro scolastico diventi molto più di una scuola: un centro socioculturale per l’intero paese, un luogo di formazione per le giovani generazioni a tutto campo, un servizio all’intera popolazione di Dundori».

    Maggiori informazioni e i dati per sostenere l’associazione su abba-ch.org.

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