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    Lo scandalo del gesuita padre Pica rimbalza dalla Bolivia in Europa: in un diario la narrazione di 85 abusi

    Un diario pubblicato postumo alla morte di un gesuita missionario spagnolo in Bolivia, padre Alfonso Pedrajas deceduto nel 2009 fa gridare allo scandalo. Il protagonista della vicenda nelle righe del suo diario scoperto di recente - ammise a suo tempo - di aver abusato di almeno 85 minorenni. Alfonso Pedrajas, soprannominato “Padre Pica” annotò nel suo diario minuziosamente tutti gli abusi compiuti in 50 anni. Il diario è stato pubblicato dal quotidiano spagnolo El País, ed ha suscitato indignazione non solo in Bolivia. Pronta la reazione della Chiesa boliviana che ha condannato questa orribile vicenda.

    Il diario rinvenuto

    L’autore dell’articolo del País è il giornalista Julio Nuñez, che ha spiegato di aver ricevuto il diario dal nipote del missionario, Fernando Pedrajas. Originariamente era contenuto in un vecchio computer Acer, in possesso di un uomo che era stato vicino a padre Pedrajas negli ultimi anni della sua vita. Quest’ultimo poi lo diede al fratello del missionario, che lo stampò e lo mise in un raccoglitore. Infine, il nipote del missionario trovò il diario cartaceo in soffitta. Pedrajas era nato a Valencia nel 1943 ed era entrato nella Compagnia di Gesù a 17 anni. Nel 1961 partì come missionario per l’America Latina: prima in Perù ed Ecuador, poi in Bolivia. Qui, a Cochabamba, divenne vicedirettore del Colegio Juan XXIII, un collegio dove venivano accolti e indirizzati allo studio ragazzi di famiglie povere. Nel collegio, secondo quanto scrisse nel suo diario, Pedrajas abusò negli anni di numerosi ragazzi. Il diario comprende 48 anni di vita del gesuita ed è lungo 383 pagine. La cartella del computer che conteneva il diario era denominata “Storia”. Ogni singola vicenda è riportata con precisione, in tutto sono 350 voci con intestazione in grassetto che indicano luogo e data in cui la nota è stata scritta.

    Nelle sue pagine padre Pedrajas è piuttosto esplicito. In un passaggio dichiara: «Ho fatto male a così tante persone (85). Troppe?». Nel diario il missionario ammette anche di aver confessato ad altri sacerdoti ciò che aveva fatto. In un’altra pagina del diario scrisse: «Sono stato un degenerato (o un uomo malato intrappolato?)». Nel diario il gesuita non chiama mai i suoi atti «crimini», ma li definisce sempre «peccati» o «malattia». Mette inoltre quasi sullo stesso piano i rapporti consensuali e le aggressioni ai minori. Il raccoglitore in cui era conservato il diario è rimasto in soffitta fino al 2021, quando il nipote di Pedrajas lo ha trovato. Prima di consegnare il diario al País, Fernando Pedrajas ha contattato l’attuale direttore del collegio di Cochabamba che però ha detto di non sapere nulla della vicenda. Si è rivolto anche alla procura spagnola, la quale ha risposto che i casi segnalati nel diario erano ormai in prescrizione. El País, prima di pubblicare il diario, ha fatto una serie di verifiche rintracciando cinque ex membri del collegio che hanno confermato di aver subito abusi. I ragazzi hanno anche detto che le storie su padre Pedrajas erano piuttosto note al tempo all’interno del collegio.

    La reazione dei responsabili della Chiesa in Bolivia

    Tre giorni dopo la pubblicazione del diario c’è stata la seguente reazione della conferenza episcopale boliviana: “Come Chiesa condanniamo queste azioni, siamo solidali con le vittime che hanno subito abusi sessuali, chiediamo loro perdono e diciamo loro che condividiamo la loro sofferenza e delusione per questi gravi eventi che hanno segnato la loro vita e hanno causato profondo dolore”. Lo stesso giorno del comunicato, la Compagnia di Gesù in Bolivia ha presentato una denuncia perché la magistratura boliviana indaghi sulla vicenda. Bernardo Mercado, provinciale della congregazione (la carica più alta), ha annunciato che la Compagnia ha sanzionato otto ex superiori di padre Pedrajas. A quelli ancora in servizio dopo le rivelazioni è stata comunicata la sospensione da tutte le attività.

    fonte: agenzie/red

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