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    Locarno: la partenza delle agostiniane dal monastero di Santa Caterina

    di Laura Quadri

    «Madre Teresa di Calcutta soleva dire che per essere cristiani non ci è chiesto di avere successo, bensì di essere fedeli. Così, ciò che conta per noi è di poter rimanere fedeli al nostro carisma agostiniano, che continueremo a vivere ciascuna nel luogo cui la Provvidenza ci ha destinato». È con questa convinzione che suor Sandra Kuenzli, priora del monastero agostiniano di S. Caterina – che conta in tutto cinque consorelle, tre delle quali già trasferitesi – assieme a un’altra consorella più anziana, si appresta, il 23 ottobre, a lasciare lo storico edificio locarnese.

    Suor Sandra, priora dal 2010

    Cuore pulsante della vita religiosa locarnese, frequentato quotidianamente da numerosi fedeli, il monastero – che fa parte del comparto in cui verrà anche realizzato il museo di storia naturale – ha accolto suor Sandra nel lontano 1987: «Nel 1984 – racconta – ho partecipato, insieme a mia madre, a un pellegrinaggio in un santuario mariano. In seguito ho fatto alcune esperienze nella vita attiva e contemplativa (anche in Italia), ma mi sentivo più attratta per la vita monastica, dove si dedicava più tempo alla preghiera. Monsignor Corecco, sapendo che ero in ricerca (fra le agostiniane di S. Caterina aveva una parente, suor Maria Ancilla), mi suggerì di restare in diocesi; invito che ho accolto volentieri. Mi fu chiaro che la mia “casa” da quel momento avrebbe dovuto essere questo monastero».Dai documenti d’archivio e dal racconto delle consorelle suor Sandra con il tempo apprende la storia dell’antico edificio: «Le prime agostiniane, giunte dalla comunità comasca di S. Giuliano, si insediano a Locarno nel lontano 1628. La comunità diventa fiorente, tanto da riuscire a superare indenne anche la rivoluzione francese. L’incameramento dei beni ecclesiastici nei primi dell’Ottocento porta a una temporanea chiusura della scuola, che verrà tuttavia di lì a poco riaperta su impulso di monsignor Isidoro Fonti. Nella comunità il cappellano individua due Monache, le quali, di formazione maestre, gli danno l’idea di adibire il monastero a luogo di formazione di nuove generazioni di insegnanti. Una realtà viva, che rimarrà tale fino agli anni Cinquanta del Novecento, come mi hanno più volte ribadito diverse ex-alunne venuteci a trovare alle grate». Vicinanza della popolazione percepita poi anche in occasione delle principali feste liturgiche della comunità – il 28 agosto per S. Agostino e il 22 maggio per S. Rita – e durante alcune iniziative avviate nel tempo e, talora, portate avanti anche per decenni: «Dal 2000 e fino alla pandemia, solevamo ritrovarci mensilmente per pregare per le vocazioni: prima in chiesa e poi, in forma più raccolta, nel parlatorio. Abbiamo sempre riscontrato una bella adesione e la volontà della gente di esserci, a fianco nostro e dei giovani».

    Il futuro del monastero

    Tale continuità di esperienze e attività liturgiche e pastorali, ci assicura don Carmelo Andreatta, arciprete di Locarno, continuerà anche dopo il trasferimento delle monache: «La celebrazione delle S. Messe, quella domenicale e quelle infrasettimanali, proseguirà. Anni addietro la comunità poteva contare su un cappellano fisso al servizio del monastero. Come non ricordare con gratitudine gli ultimi, il canonico don Pio Snider, don Simone Gerardi e don Claudio Filanti, che in seguito, dopo la loro partenza, verranno sostituiti da alcuni presbiteri che a turno si alternavano al servizio delle monache e della chiesa di santa Caterina, fino ad essere solo i presbiteri della stessa parrocchia di sant’Antonio, non senza difficoltà, ad assicurare le Messe d’orario. È comunque sempre stata un’occasione preziosa per instaurare un colloquio proficuo con una comunità che nel tempo è indubbiamente diventata punto di riferimento spirituale per tutta la regione. A suor Sandra, l’ultima priora e a tutte le consorelle che con lei hanno costituito la comunità monastica di questi ultimi decenni, vada tutto il nostro ringraziamento: è una storia plurisecolare che ha portato abbondanti frutti di Grazia e di bene, non solo per la parrocchia di Locarno e dintorni, ma anche per tutta la Chiesa diocesana».

    Una storia che continua

    «È importante che il Vicariato abbia previsto di proseguire con la celebrazione delle S. Messe», commenta Fabio Bacchetta-Cattori, frequentatore abituale della chiesa e vicino alle monache. «Il monastero si trova a due passi dalla Piazza Grande che, soprattutto d’estate, si popola di iniziative che attirano migliaia di persone. In tale contesto, rappresenta un’oasi di inaspettato silenzio assolutamente necessario. Personalmente, ho sempre molto apprezzato il contributo delle monache alla liturgia, abbellita con i loro canti, e il loro accompagnamento nella preghiera. Un dono che si è esteso sull’arco di diversi decenni, coinvolgendo generazioni di locarnese. Ora sperimenteremo una continuità diversa, con gratitudine per un’opera di intensa spiritualità che non si esaurisce: c’è un cuore che, pur portato altrove, continuerà a pulsare».

    Domenica 23 la S. Messa in Monastero

    Domenica 23 ottobre, mons. Alain de Raemy, alle ore 11.15 presso il Monastero di S. Caterina di Locarno, celebrerà per tutta la comunità e i fedeli una S. Messa per salutare la partenza delle monache, che verranno trasferite presso altre comunità religiose del locarnese. Le S. Messe in Monastero continueranno nei seguenti giorni e orari: il mercoledì, giovedì e venerdì alle ore 17, e la domenica alle ore 11.15. Si invitano i fedeli a voler comunque sempre verificare l’orario effettivo all’albo fuori dalla chiesa.

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