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  • Pastorale Giovanile

    L’opinione di Don Marco Notari, prete che lavora con i giovani

    Ci sono indicatori allarmanti in Svizzera del disagio tra i giovani. Lo evidenzia Pro Juventute che lancia un grido di allarme: dal 2019 al 2022 la consulenza per ansia, depressione e suicidi tra adolescenti è aumentata complessivamente di oltre il 102%. Secondo gli esperti le cause risiedono nella «multicrisi»: Covid-19, ambiente, guerre, inflazione incombente, ingiustizia sociale. Crisi che si sovrappongono e colpiscono i ragazzi in una fase particolarmente vulnerabile della loro vita. Don Marco Notari guarda alle nuove generazioni da diversi punti di vista: l’oratorio di Balerna, gli scout, gli allievi di scuola Media e del liceo cantonale a Mendrisio, dove insegna religione. «In oratorio vedo pochi ragazzi (giovani nell’ampia fascia dai 14 ai 30 anni, ndr) toccati da una palese situazione di disagio. Ritengo probabile che un minimo legame con la fede offra una sorta di protezione nei confronti di questo malessere. Grande o piccola che sia, matura o immatura che sia, tradizionale o più moderna che sia, la fede resta un punto di riferimento che tiene in piedi. Il disagio lo avverto soprattutto a scuola, anche tra ragazzi più piccoli». In particolare alla scuola Media. «Tra gli allievi di prima Media emerge una situazione di disagio che legherei piuttosto all’isolamento della pandemia. Credo che le settimane a casa, magari in famiglie già fragili, abbiano lasciato delle tracce evidenti in diversi tra loro». Se altri aspetti della «multicrisi» sembrano essere meno presenti nei discorsi dei ragazzi, in generale don Marco condivide che qualcosa a livello sociale sia peggiorato e radicalmente. «Nonostante a scuola siano aumentati tantissimo gli aiuti per i più fragili, ho come l’impressione che non bastino. D’altronde questo malessere sociale lo si coglie anche nell’aumento dei piccoli vandalismi. Mi pare - conclude don Notari - che il divario tra chi conosce dei punti di riferimento per stare in piedi, dalla fede a ideali associativi, caritativi, sportivi, culturali in generale e chi non ha niente, purtroppo si sia allargato».

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