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  • Migranti

    Migranti: l’appello delle Chiese «Non si dimentichi chi fugge»

    Questo fine settimana avrà luogo lo shabbat/la domenica dei rifugiati, promossa dalle Chiese cristiane e dalla comunità ebraica della Svizzera, in occasione di una ricorrenza che è mondiale. Quest’anno il messaggio congiunto invita a non dimenticare i rifugiati nel difficile contesto che stiamo vivendo, segnato dalla pandemia: «In Svizzera, come nel resto del mondo, è da oltre un anno che siamo alle prese con la pandemia. Questo pesa su tutti gli ambiti della nostra vita e monopolizza l’attenzione dei mass media. Temiamo che per questo vengano trascurate tutte quelle persone – donne, uomini, anziani e giovani: diversi milioni in tutto – che giorno dopo giorno fuggono dai loro Paesi».
    È giusto che la pandemia inquieti, riconoscono le Chiese e la comunità ebraica, «ma è forse una ragione per dimenticare coloro che si trovano un po’ più “lontani” da noi? Si tratta di persone, che oltre a dover fuggire dalla guerra e dalla violenza, devono far fronte, come noi tutti, alla precarietà della situazione sanitaria attuale. Per loro, spesso, è impossibile effettuare dei test, mettersi in quarantena e, una volta infetti, avere accesso a cure mediche adeguate. Così la loro sofferenza non fa che aumentare».
    Il contenimento del virus chiede sforzi particolari e può essere l’occasione per accrescere la nostra consapevolezza: «La diffusione del Covid ci ha insegnato che una crisi di questa ampiezza non può essere gestita puramente a livello nazionale, sia che si tratti di una pandemia o della questione dei migranti. I Paesi del mondo hanno mostrato ciò di cui sono capaci. La collaborazione internazionale ha permesso di sviluppare in tempi record dei vaccini, attenuando le sofferenze della popolazione», si rallegrano gli autori del Messaggio.
    La speranza è che si dimostri la stessa volontà e la stessa solidarietà nei riguardi della questione migratoria. Per questo le Chiese in Svizzera e la Federazione svizzera delle comunità ebraiche lanciano il loro appello alla classe politica e alla popolazione, interpellandole affinché, malgrado le difficoltà attuali, diano prova di solidarietà nei confronti delle persone in fuga.
    «Le inquietudini legate alla pandemia non devono farci dimenticare la sofferenza continua che provano migranti e rifugiati», concludono.

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