Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
Advertisement
  • Padre Albanese: "Tensioni interetniche e interreligiose dietro alla strage in chiesa in Nigeria"

    Il commento di padre Giulio Albanese dopo la strage in chiesa in Nigeria apparso su Avvenire

    Africa. La strage in chiesa: Nigeria, il gigante di 250 etnie e la lotta per la terra

    Il massacro perpetrato domenica scorsa all’interno chiesa cattolica di San Francesco, nella città di Owo, è l’ennesima conferma del malessere che attraversa la Nigeria. Sebbene gli autori dell’efferato crimine non siano ancora venuti allo scoperto, il movente potrebbe ascriversi alle sanguinose tensioni interetniche e interreligiose tra i pastori nomadi fulani e quelle comunità più sedentarie dedite all’agricoltura, come ad esempio la popolazione Yoruba.

    Dunque, la barbara uccisione di così tanta gente, che partecipava alla Santa Messa domenicale, sarebbe stata ideata con l’intento di contrastare in modo violento il «rigoroso rispetto della legge sul pascolo aperto», imposto recentemente, in ottemperanza a normative locali già da tempo vigenti, dal governatore dello Stato dell’Ondo, Oluwarotimi Akeredolu. Da rilevare che già in passato i fulani avevano compiuto razzie d’ogni genere, ma mai si erano spinti così a meridione nella Repubblica federale nigeriana, organizzando un attentato che, nella sua dinamica, richiama quelli perpetrati dalla più nota organizzazione islamista Boko Haram.

    Tradizionalmente legati alla fascia territoriale saheliana, i fulani da tempi ancestrali si spingono verso meridione in cerca di pascoli e trovano l’opposizione delle popolazioni stanziali e delle autorità locali. Occorre tenere presente che è impossibile redigere un computo dei gruppi armati e delle bande che imperversano in questo Gigante africano, con una popolazione difficile da censire, comunque di oltre 200 milioni di abitanti, disseminati in un territorio di 923.769 chilometri quadrati, la cui densità abitativa è di 223 persone per chilometro quadrato.

    Da questo già si evince come il tema della terra sia scottante per tutti, considerando peraltro che questi gruppi pastoralisti, dalle zone semiaride della fascia saheliana spingono a Sud anche perché spinti dal Global Warming che non hanno certo inventato loro. Sta di fatto che la convivenza tra i 250 gruppi etnici che popolano la federazione nigeriana, molti dei quali minoritari, non è facile, partendo dal presupposto che il Nord è d’estrazione religiosa islamica, mentre il sud è cristiano (con un numero spropositato di chiese indipendenti, oltre a quelle fondate dai missionari cattolici e protestanti) e animista.

    Ancora una volta, pertanto, si pone la vexata quaestio dell’integrazione sociale all’interno del più popoloso Paese dell’Africa subasahariana, con straordinarie potenzialità economiche ma profondamente segnato dalle diseguaglianze sociali. Un contesto – è bene sottolinearlo – spesso dimenticato dalla grande stampa internazionale, dove a pagare il prezzo più alto sono i ceti meno abbienti. Pertanto fa piacere sapere del rinnovato impegno da parte delle autorità governative di Abuja in difesa dei diritti umani, garantendo sicurezza e partecipazione.

    Ma è evidente che è ora di passare dalle buone intenzioni ad iniziative politiche che possano contrastare la piaga della povertà in Paese che galleggia sul petrolio e in cui la ricchezza è concentrata – e non da oggi – nelle mani di un manipolo di nababbi, con la connivenza delle multinazionali che operano nell’industria estrattiva d’ogni genere d’idrocarburi. A questo punto viene spontaneo domandarsi come mai l’obiettivo dei terroristi sia stata una chiesa cattolica. L’attentato, in quanto tale, porta certamente alla ribalta ancora una volta una strategia ben consolidata in Nigeria e in altri Paesi dell’Africa subsahariana.

    Quella perseguita da non pochi gruppi sediziosi che strumentalizzano la religione per fini eversivi, con l’intento dichiarato di destabilizzare lo stato di diritto. D’altronde, quella dei fulani, è una delle tante componenti armate che in questi anni hanno insanguinato la Nigeria, terreno di scontro tra gruppi jihadisti e reparti dell’esercito regolare nel nord; per non parlare delle bande di saccheggiatori e rapitori nel nord-ovest e nel centro; mentre il sud-est è teatro di azioni sovversive da parte di gruppi armati di matrice separatista.

    News correlate

    Liberati gli ultimi allievi sequestrati in Nigeria

    Sono stati rilasciati pochi giorni prima di Natale i restanti 130 studenti della scuola cattolica rapiti il 21 novembre. I primi erano stati rilasciati ad inizio dicembre. La soddisfazione della locale diocesi espressa con un comunicato.

    Nigeria: liberati 100 studenti dei 265 rapiti

    Sequestrati il 21 novembre 2025 alla St. Mary’s School di Papiri, nel Paese africano, sono stati liberati dopo più di due settimane nelle mani dei loro rapitori. Soddisfazione del vescovo locale. Resta la preoccupazione per i rimanenti ostaggi.

    Nigeria: l'arcivescovo di Sokoto si chiede da dove arrivano i dati sulla persecuzione dei cristiani nel Paese

    "Non c’è un genocidio dei cristiani in Nigeria e nessuno ha chiesto dati alla locale Chiesa cattolica". Lo ha ribadito Mons. Hassan Kukah, parlando alla 46esima assemblea suprema dei Knights of St. Mulumba (ordine cavalleresco cattolico fondato a Onitsha nel 1953). Una risposta alle tesi di Trump

    Nigeria, altre 12 persone rapite in una chiesa

    Alcuni "banditi" domenica hanno fatto irruzione in una chiesa di Ejiba, nello stato di Kogi. Si tratta dell’ultimo di una serie di rapimenti di massa avvenuti nel Paese dell'Africa occidentale, dove nelle ultime settimane si è assistito a un’impennata di questi episodi.

    Rapimenti spesso a scopo estorsivo traumatizzano in questi giorni la Nigeria

    Assaltata una scuola cattolica con il rapimento di 300 tra allievi e docenti. Pochi giorni prima stessa sorte era capitata ad una scuola musulmana di ragazze, anche queste rapite. Ma pure sequestri in case private. Cosa c'è dietro?

    Nigeria, si tratta per la liberazione dei seminaristi rapiti

    Il vescovo della Diocesi di Auchi ha confermato che sono state avviate delle trattative con i rapitori. Nell’attacco al seminario di Ivhianokpodi avvenuto una settimana fa è rimasto ucciso un agente della sicurezza.

    News più lette