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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Paolo VI e Moro: l’appello del Papa per la liberazione dell’amico

    Colpi d’arma da fuoco sconvolgono la quiete di un quartiere di Roma. E’ la mattina di giovedì 16 marzo 1978, via Fani, nella zona della Camilluccia, diventa il teatro di un agguato sanguinoso nei confronti della scorta di Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana. Cinque uomini – due carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci e tre agenti della polizia Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi – restano a terra senza vita. Moro viene portato via e resterà nelle mani delle BR per 55 giorni.

    L’appello di Paolo VI all’Angelus

    Mentre si cerca in tutta Italia il covo dei brigatisti, Paolo VI lancia un appello all’Angelus per il suo rilascio e scrive, il 21 aprile 1978, una lettera agli uomini delle Brigate Rosse per restituire la libertà all’onorevole. Descrivendolo come “uomo buono ed onesto”, il Pontefice aggiunge: “vi prego in ginocchio, liberate Aldo Moro, semplicemente, senza condizioni in virtù della sua dignità di comune fratello in umanità”. Sarà il Pontefice a celebrare il 13 maggio 1978 i funerali dello statista nella Basilica di San Giovanni in Laterano, dopo il ritrovamento del suo corpo in Via Caetani.

    Un trauma da superare

    “Un omicidio politico”: così Miguel Gotor, docente di storia moderna all’Università di Torino, al microfono di Stefano Leszczynski definisce la vicenda Moro alla quale ha dedicato due libri: “Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l'anatomia del potere italiano” e “Lettere dalla prigionia”. Lo studioso mette in luce anche la dimensione spionistica del caso dello statista, “uno spartiacque della storia della democrazia italiana”.

    Benedetta Capelli - VaticanNews

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