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Ven 30 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Papa Francesco all'Angelus: il popolo ucraino ogni giorno è nel mio cuore

    ll mondo oggi non ha bisogno di superuomini, ma di “persone vere”, come lo sono state gli apostoli Pietro e Paolo, di cui oggi, 29 giugno, si celebra la solennità e di cui il Papa, all’Angelus, sottolinea l’”umanità vera”. Francesco parla di Pietro, colui sul quale Gesù ha edificato la sua Chiesa, il cui nome “può voler dire roccia, pietra o semplicemente sasso”. Tre aspetti che l’Apostolo, con la sua vita, ha rappresentato: “la forza della roccia, l’affidabilità della pietra e la piccolezza di un semplice sasso”.

    Ma proprio così in Lui – come in Paolo e in tutti i santi – appare che è Dio a renderci forti con la sua grazia, a unirci con la sua carità e a perdonarci con la sua misericordia. Ed è con questa umanità vera che lo Spirito forma la Chiesa. Pietro e Paolo sono state persone vere, e noi, oggi più che mai, abbiamo bisogno di persone vere.

    Imitare forza, generosità e umiltà degli Apostoli

    Papa Francesco chiede di riflettere partendo dalla roccia, dalla pietra e dal sasso, invitando i fedeli a porsi importanti domande.

    C’è in noi l’ardore, lo zelo, la passione per il Signore e per il Vangelo, o è qualcosa che si sgretola facilmente? E poi, siamo pietre, non d’inciampo ma di costruzione per la Chiesa? Lavoriamo per l’unità, ci interessiamo degli altri, specialmente dei più deboli? Infine, pensando al sasso: siamo consapevoli della nostra piccolezza? E soprattutto: nelle debolezze ci affidiamo al Signore, che compie grandi cose con chi è umile e sincero?

    Pietro con la sua vita è stato roccia, in molti momenti “forte e saldo, genuino e generoso”, arrivando fino al martirio per seguire Gesù. È stato anche pietra, che offre “appoggio agli altri”, che “fa da sostegno ai fratelli per la costruzione della Chiesa”, che è “punto di riferimento affidabile per tutta la comunità”. Ed è stato sasso, quando “emerge spesso la sua piccolezza”, uomo che si fa “prendere dalla paura”, che rinnega Cristo, che “poi si pente e piange amaramente”, che “non trova il coraggio di stare sotto la croce”, ma che infine, nel tentativo di “fuggire di fronte al martirio”, incontrando Gesù “ritrova il coraggio di tornare indietro”. La speranza di Francesco, in conclusione, è che la forza, la generosità e l’umiltà dei Santi Pietro e Paolo possano essere, con l’intercessione di Maria, imitate dall’umanità.

    L’infiorata sul tema della pace, organizzata per i Santi patroni di Roma, Pietro e Paolo, davanti al Vaticano, ispira in conclusione le parole di Francesco nei saluti del post Angelus:

    Sono stati allestiti bellissimi tappetti floreali ispirati alla pace. Questo ci dice di non stancarci di pregare per la pace specialmente per il popolo ucraino che ogni giorno è nel mio cuore.

    Vaticannews/red

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