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  • Il gruppo GAVA della Svizzera italiana

    Patrizia Cattaneo, co-Presidente di "GAVA": "Offrire un ascolto qualificato, questo il nostro obiettivo"

    di Laura Quadri

    Un anno di presenza sul territorio ticinese, fornendo accoglienza, attenzione e cura. È questo il percorso compiuto dal Gruppo d’ascolto per vittime di abusi in ambito religioso (GAVA) riunitosi in assemblea lo scorso 30 ottobre.
    Un momento assembleare importante, durante il quale, come ci spiega Patrizia Cattaneo Beretta, eletta co-presidente assieme a Gian Antonio Romano, si sono messi a fuoco gli aspetti qualificanti dell’attività del Gruppo: «La nostra associazione è nata sulla scia delle altre organizzazioni presenti in Svizzera di sostegno alle vittime di abusi in ambito ecclesiale – il gruppo “SAPEC” nella Svizzera francese e il gruppo “IG-Miku” in quella tedesca  –, per colmare una lacuna esistente in Ticino», ricorda la co-presidente. Aspetto caratterizzante di GAVA è l’offerta di un ascolto qualificato: «Siamo una realtà che non ha legami né con le Chiese né con gli apparati statali, ma conta al suo interno vittime (e non) che ascoltano altre vittime. Lungo il nostro primo anno di attività il gruppo di ascolto era composto da tre persone, due medici e una psicologa. Nella riunione assembleare si è deciso di ampliarlo ad altri tre soci GAVA che hanno seguito le formazioni interne». 

    Dall’ascolto all’auto-aiuto

    Finora le persone ascoltate o accompagnate, in forme diverse, sono state una decina. «La casistica è varia: non si tratta unicamente di casi già noti o prescritti. Qualcuno si è presentato a noi per una prima ed unica volta, altre persone sono state ascoltate più volte. Sta nascendo una rete: c’è chi ha voluto parlare con la nostra testimone Raffaella Raschetti e chi ha chiesto di incontrare mons. Alain De Raemy o di riferirgli le proprie richieste; vi sono state richieste di appoggio anche dall’Italia. Alcuni sopravvissuti hanno aderito a GAVA come membri ed erano presenti alla nostra assemblea; mentre una vittima ha sollecitato la creazione di un gruppo di auto-aiuto», proposta, quest’ultima, sottolineano i due co-presidenti  «di grande valore, perché  è una carta in più accanto all’ascolto». All’interno di GAVA si lavora ora alla costruzione di questa nuova realtà.

    Verso una rete nazionale

    Durante l’anno, un percorso formativo «ha aiutato i membri ad allenarsi ad un ascolto attivo, empatico e non giudicante e ad avvicinarsi al delicato tema degli abusi e della prevenzione». Al contempo, «si sono rafforzati i contatti a livello nazionale: ci siamo infatti potuti presentare alla Conferenza centrale cattolica, mentre, collaborando intensamente con SAPEC e IG-Miku è nato il desiderio di creare un’associazione mantello svizzera, che riunirebbe le tre associazioni svizzere di ascolto dando ulteriore visibilità alle vittime», progetto in divenire, che GAVA spera di consolidare nel 2026. 
    Inoltre il Gruppo, «desidera cogliere le opportunità di collaborare con altre realtà operanti sul territorio cantonale», conclude Cattaneo. Nell’immediato sosterrà la Veglia che avrà luogo in occasione della «Giornata di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi» e in prospettiva contribuirà ad una riflessione comune con il Servizio di aiuto alle vittime di reato (LAV).

    Il suo team d’ascolto risponde alle chiamate telefoniche e, se richiesto, organizza incontri in presenza: 091 210 22 02; info@ascoltogava.ch.

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