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  • Don Mattia Poropat

    "Pronto a servire la Chiesa a Lugano e nel mondo"

    Le origini triestine in una famiglia numerosa, il percorso nel Cammino Neocatecumenale, la vocazione al sacerdozio e l’arrivo in Ticino: don Mattia Poropat ci racconta la sua storia, la formazione, il desiderio di missione, le attese di questo passo definitivo verso il sacerdozio. Unico prete novello ordinato sabato 4 giugno 2022 nella Cattedrale di San Lorenzo dal vescovo Valerio Lazzeri: una bella responsabilità? Gli chiediamo. «Non direi» risponde sorridendo, «l’unica vera responsabilità l’abbiamo di fronte a Dio».

    Terzo di dieci figli, don Mattia ha scoperto la fede in famiglia: «Questa è stata una grazia, che mi ha permesso di scoprire la meraviglia di essere figlio di Dio», ci confida. Mattia ha risposto la prima volta alla vocazione nell’ambito di un evento legato alla Giornata mondiale della gioventù, durante il quale si è sentito chiamato dal Signore. Un altro momento per lui importante è stato, qualche anno dopo, la visita alla Santa Casa di Loreto, dove ha affidato la sua vocazione alla Madonna. Ma come sei arrivato da Trieste in Ticino? «Una delle caratteristiche dei seminari Redemptoris Mater del Cammino Neocatecumenale, (N.d.R. uno di questi è presente anche a Melano), è la missionarietà che ci porta a spostarci dalla nostra diocesi di origine. Questi luoghi di formazione sono nati dopo il Concilio Vaticano II con l’obiettivo di unirsi alle famiglie che a gruppi di tre o quattro nuclei partivano in missione verso Paesi ancora da evangelizzare, e i sacerdoti si unirono a loro per garantire i sacramenti e il sostegno spirituale. Si sono così formati dei veri e propri gruppi di Missio ad gentes, ovvero di missione verso i lontani come ad esempio in Cina, in India, in Africa».
    Ogni anno i seminaristi si raccolgono in ritiro presso il centro di Porto San Giorgio, nelle Marche. In questa occasione per ognuno di loro viene estratta a “sorte” la destinazione in uno dei Seminari Redemptoris Mater sparsi in tutto il mondo, «ed è così che sono arrivato a Lugano. Per noi è fondamentale diffondere l’idea che siamo preti cattolici e quindi universali e rompere così la barriera legata al territorio».

    Don Mattia arriva al Seminario di Melano nel 2009, a soli 19 anni. Vi incontra fin da subito un luogo accogliente e una Chiesa viva, all’interno della quale formarsi e spendere la sua vocazione. Incontra pure compagni di tante nazionalità diverse con i quali condividere il cammino e ritrovarsi in comunione.
    Durante gli anni di formazione svolge due servizi missionari: uno in Italia, «presso il centro neocatecumenale di porto San Giorgio nelle Marche e un periodo di tre anni in Sud Africa. Qui ho trovato un altro mondo; ho scoperto un Paese che si sta sviluppando economicamente, una realtà fortunata rispetto al resto del Continente, ma all’interno della quale ci sono tante contraddizioni: la popolazione continua a soffrire segnata da alcune piaghe come quella dell’alcol dalle quali non riesce a liberarsi. Nonostante il benessere continua ad esserci sofferenza, la gente non sembra essere felice e negli anni che ho vissuto con il popolo sudafricano mi sono reso conto che spesso ciò di cui le persone hanno più bisogno è una parola di vita eterna. È questo che può cambiare realmente la vita degli individui».

    Don Mattia, che da febbraio sta facendo servizio presso la parrocchia di Giubiasco, verrà dunque incardinato nella diocesi di Lugano, ma sarà il vescovo che deciderà le tappe del suo cammino: «Per il prossimo futuro farò servizio all’interno delle comunità della diocesi di Lugano, rimanendo per il momento a Giubiasco, dove sostituirò don Filippo Arcari; sarà poi il vescovo Lazzeri, se e quando vorrà, che deciderà di farmi partire verso una meta missionaria».

    Silvia Guggiari

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