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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • “Quanta ipocrisia nel tacere o negare le stragi di donne e bambini”

    Le foto di bambini sorridenti, simbolo della speranza proveniente dalle nuove generazioni in due terre sofferte come Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo, campeggiano sull’Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro dove Francesco presiede nel pomeriggio una celebrazione di preghiera per la pace nei due paesi africani lacerati dai conflitti.

     

    Preghiere e letture in inglese, francese e italiano, si alternano a canti in swahili eseguiti con strumenti tradizionali in legno, tela e rafia. Durante la celebrazione – organizzata da Solidarity with South Sudan, organismo che riunisce diverse congregazioni religiose attive nel Paese, insieme alla Commissione Giustizia e Pace della Uisg, in collaborazione con diocesi di Roma, Sedos e Voices of Faith - si prega per le donne vittime di violenza e di abusi sessuali nelle zone di guerra, per i cristiani perseguitati, per gli anziani abbandonati e i bambini orfani o utilizzati per la tratta. Si prega per tutti i morti, i malnutriti, i derelitti di due porzioni del Continente nero martoriate. Si prega anche per chi provoca la guerra e chi ne è coinvolto perché possa «convertirsi», «superare le divisioni», e orientarsi al «bene comune».

     

    In silenzio e con il capo rivolto verso il basso durante tutta la funzione, Francesco prende parola per rivolgere a Dio la sua personale preghiera per questa gente. Al contempo si appella direttamente a politici e chiunque abbia una responsabilità a livello internazionale e locale perché possa porre fine a questa ondata di male: «Il Signore rafforzi nei governati uno spirito nobile, retto, fermo e coraggioso nella ricerca della pace tramite il dialogo e il negoziato», dice.

     

    E prosegue: «Il Signore risorto abbatta i muri di inimicizia che oggi dividono i fratelli specialmente in Sud Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo. Soccorra le donne vittime di violenza nelle zone di guerra e in tutto il mondo. Salvi i bambini che soffrono a causa dei conflitti ai quali sono estranei che però rubano la loro infanzia e a volte la vita. Quanta ipocrisia nel negare e tacere le stragi di donne e bambini. Qui la guerra mostra il suo volto più orribile».

     

    Davanti a tutto questo il Pontefice oppone la preghiera che è «potente» perché «opera con la forza di Dio al quale nulla è impossibile». Più potente anche di una sua eventuale presenza in questi territori: Bergoglio ricorda infatti di aver già deciso di compiere un viaggio in Sud Sudan, insieme al primate anglicano Justin Welby, ma la situazione disastrata del Paese ha fatto sì che venisse annullato o comunque rimandato: «Non è stato possibile, la preghiera però è più importante», dice Papa Francesco. «Stasera con la preghiera vogliamo gettare semi di pace nelle terre di Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo e in ogni terra ferita dalla guerra».

     

    Questa pace «è possibile», assicura il Vescovo di Roma, «perché Cristo e risorto» e «sulla croce ha preso su di se tutto il male del mondo, compressi i peccati che generano e fomentano guerre: superbia, avarizia, brama di potere, menzogna. Gesù ha vinto tutto questo con la sua resurrezione e dice ai suoi amici: pace a voi. Lo ripete anche a noi qui stasera: pace a voi».

     

    «Il Signore – è quindi l’orazione conclusiva del Papa - aiuti i piccoli e poveri del mondo a sperare e credere che il Regno di Dio è in mezzo a noi ed è giustizia, pace e gioia. Sostenga coloro che combattono il male col bene, con gesti e parole di fraternità, di incontro, di solidarietà. Il Signore conceda a tutti noi di essere artigiani di pace lì dove siamo: in famiglia, a scuola, a lavoro, in comunità e in ogni ambiente lavandoci i piedi gli uni gli altri».

     

    La celebrazione si conclude con la recita della preghiera di San Francesco per la pace: «Signore, fa di me uno strumento della tua pace, dov’è odio che io porti amore…», affinché «ogni richiesta abbia un riflesso nella vita di ognuno». Al termine, tra canti e musica, il Pontefice benedice due statue della Vergine di Valme, parola che racchiude una invocazione di fiducia a Maria «che tutto può». Esse saranno portate nei due paesi africani «come segno di fraternità e reciproco impegno per la pace con l’aiuto della Santa Madre di Dio».

    Salvatore Cernuzio - VaticanInsider

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