Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Dom 1 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
Advertisement
  • no_image

    Il rapporto WeWorld 2017 fotografa la situazione delle discriminazioni

    Nel mondo una donna su tre sperimenta ogni giorno forme gravissime di violenza, abuso e discriminazione. Stiamo parlando di almeno due miliardi di persone sparse in oltre cento paesi. Tra il 2016 e il 2017 il loro numero è aumentato di circa 22 milioni. Complici guerre, carestie dilaganti, emergenze sanitarie dimenticate, ma non solo. Le forme del sopruso nei confronti di chi è più debole molto spesso sono invisibili e possono infiltrarsi anche nelle maglie di quelle società che si considerano più evolute semplicemente perché più ricche e tecnologicamente avanzate.

    Uno strumento essenziale per fotografare le discriminazioni nel mondo è il rapporto WeWorld Index 2017, giunto quest’anno alla sua terza edizione. L’analisi, altamente innovativa, considera il progresso di un paese partendo dalle condizioni di vita dei soggetti più a rischio di esclusione, come le bambine, i bambini, gli adolescenti e le donne. E lo fa servendosi di indicatori non economici, rispondendo così a un’esigenza molto attuale: una società non può essere studiata soltanto attraverso i numeri del prodotto interno lordo o del reddito pro capite. Una persona non è solamente un lavoro o un salario. Un radicale cambio di paradigma è necessario. Concetto cardine del WeWorld Index 2017 è quello di “inclusione sociale”, entrato anche nell’agenda dello sviluppo sostenibile dell’Onu (compare per sei volte nei 17 obiettivi). Indica la qualità della partecipazione e del coinvolgimento delle persone in tutte le dimensioni della vita sociale: sanitaria, educativa, lavorativa, culturale, politica, informativa, la sicurezza e il rispetto dell’ambiente, la parità di genere. Tale multidimensionalità è inquadrata nel rapporto attraverso 14 indicatori raggruppati in 17 dimensioni o macro-aree, l’uso di fonti internazionali (Onu, Banca mondiale, ecc.) e interviste sul campo. Ogni dimensione corrisponde a un aspetto della vita considerato determinante per l’inclusione di bambine e bambini, adolescenti e donne.

    La diagnosi che emerge è sorprendente. Gravi rischi per l’inclusione di donne e bambini ci sono non solo nelle aree più povere del mondo, ma anche in quelle più ricche e sviluppate. I governi sanno bene che cosa occorre fare. Manca però un piano globale, un’agenda comune che possa unire e rafforzare gli sforzi.

    Dal WeWorld Index 2017 emerge innanzitutto una triste conferma: l’Africa sub-sahariana e l’Asia meridionale sono le aree più critiche del mondo. In molti stati di queste regioni non sono garantiti i diritti fondamentali come la salute e l’educazione. Malgrado alcuni progressi, la mortalità materna e infantile, il mancato accesso delle bambine all’educazione, il lavoro minorile e lo sfruttamento economico delle donne continuano a essere le principali forme di violenza e di discriminazione.

    La situazione è drammatica soprattutto nella Repubblica Centrafricana, all'ultimo posto nell’indice stilato nel WeWorld Index 2017. A causa del terribile conflitto civile, degli scontri tribali e della siccità i bambini e le bambine sono privati della possibilità di studiare, costretti a fuggire perdendo i legami sociali, gli affetti, la casa. Diventano allora profughi in altri paesi africani o cercano la via dell'Europa. Entrambe le strade sono lastricate di orrori e morte.

    Benché le politiche inclusive siano ormai note, i governi locali non fanno nulla per attuarle con coerenza. Innanzitutto — affermano gli autori del rapporto — occorrerebbe che in tutti i paesi con gravi o gravissime forme di esclusione si sfruttasse la finestra dei “mille giorni” (dal concepimento ai primi due anni di vita) per garantire nutrizione e accesso alla salute alla madre, al bambino e alla bambina. Solo così sarebbe possibile prevenire malattie e ritardi nello sviluppo per milioni di piccoli. È necessario poi favorire un percorso scolastico di qualità per contrastare lo sfruttamento del lavoro minorile (compreso quello nell’economia familiare) e specialmente la discriminazione delle bambine.

    L’Africa e l’Asia non sono casi isolati. In Europa occidentale e orientale i diritti di bambini, bambine, adolescenti e donne non sono sempre rispettati. Negli ultimi anni in diversi paesi (tra i quali Francia, Spagna, Italia, ma anche Germania) non è affatto migliorata l’inclusione delle donne, mentre è addirittura peggiorata quella di bambine, bambini e adolescenti. Molto spesso una donna è costretta a lavorare quattro volte più di un uomo per raggiungere l’unico obiettivo di essere pagata. Non di essere pagata di più o uguale a un uomo, ma soltanto di essere pagata.

    C’è poi un altro capitolo amaro: la povertà infantile. Oggi più di 26 milioni i cittadini europei under 18 (il 27 per cento) sono a rischio di povertà o grave esclusione sociale. La grande crisi economica scoppiata nel 2008 non è stata solo economica. Ha distrutto i sogni e le speranze di molti adolescenti e ragazzi, come dimostra il crescente fenomeno dei Neet (“Not in Education, Employment or Training”, giovani che non studiano, non lavorano o non si formano) e che quindi non possono nemmeno comparire nelle statistiche ufficiali. Le future politiche sociali dovranno avere l’obiettivo di dare a questi giovani non solo sicurezza e sostegno, ma anche progettualità, fiducia nel futuro e nelle istituzioni. E non da ultimo, coraggio.

    Nessuno deve restare escluso: questo è il monito che risuona nelle pagine del WeWorld Index 2017. Vincere la sfida è possibile: le risorse ci sono, i mezzi anche, come conferma anche l’agenda dello sviluppo dell’Onu. Il futuro può essere più sostenibile. Per tutti.

    (Osservatore Romano)

    News correlate

    no_image

    Il gruppo GAVA sostiene la ricerca di testimoni di abusi sessuali da parte dell'Università di Zurigo

    Il gruppo di ascolto per le vittime di abusi in ambito religioso si associa all'appello per la Svizzera italiana dei ricercatori del Dipartimento di Storia dell’Università di Zurigo per lo studio sugli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica in Svizzera dagli anni ’50 ad oggi.

    no_image

    Rapporto abusi nella Chiesa dell'Uni di Zurigo: si cercano testimoni nella Svizzera italiana

    Prosegue il lavoro del Dipartimento di Storia dell’Università di Zurigo in merito allo studio sugli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica in Svizzera dagli anni ’50 ad oggi con un appello a testimoni nella Svizzera italiana. Il punto con la ricercatrice Vanessa Bignasca.

    no_image

    Addio a Carmen Pronini, storica guida e memoria dell’associazionismo cattolico

    Il Ticino piange la storica figura dell'Unione Femminile Cattolica Ticinese (UFCT) e testimone al Sinodo del 1987. A 96 anni scompare una donna che ha guidato l'associazionismo femminile tra le sfide della contestazione e il rinnovamento conciliare, lasciando un’eredità di fede, coraggio e dialogo.

    no_image

    "La sua potenza divina sa sempre farsi spazio"

    Il commento sul Vangelo della IV domenica di Avvento curato dalle donne dell'Unione femminile cattolica ticinese che si lasciano ispirare dal pensiero della mistica "delle strade", assistente sociale e poetessa francese Madeleine Delbrêl ((1904-1964). Una parola per la vita quotidiana.

    no_image
    COMMENTO

    Lo scandalo di Dio che sceglie ciò che è debole e ferito per manifestarsi

    Continuano i commenti di Avvento curati dall'UFCT. Le donne cattoliche ci aiutano a riflettere sul Vangelo della domenica attualizzato dalla mistica e sociologa francese Madeleine Delbrêl (1904 - 1964). "Il Regno di Dio non è una conquista ma un dono che accoglie chi non ha più nulla da esibire", scrivono.

    no_image

    Ascolto ed educazione contro la violenza di genere. La parola a chi lavora sul campo in Ticino

    L'intervista a Marianna Meyer, membro di Comitato dell'associazione "Consultorio e Casa delle donne", e Lorena Santo, presidente dell’Associazione "Armonia".

    News più lette