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Ven 30 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Scola: i cardinali devono accompagnare e sostenere il Papa

    «Poi non va dimenticato che nella Chiesa cattolica chi è cardinale ha il compito di sostenere e accompagnare il Santo Padre. Fino al martirio se necessario, questo è il senso della porpora». Sta a pagina 281 del bel libro-intervista con il cardinale Angelo Scola - scritto con Luigi Geninazzi, storico inviato del quotidiano Avvenire - una frase apparentemente ovvia del porporato. In un tempo in cui ex nunzi pretendono le dimissioni del Pontefice supportati da circoli politico-mediatici, e ci sono vescovi e cardinali che solidarizzano con chi si affanna a mettere in stato d'accusa il Successore di Pietro, anche ciò che è ovvio, o dovrebbe esserlo, pur essendo stato scritto prima della tempesta di queste settimane, può fare notizia.

    Il libro Ho scommesso sulla libertà (Solferino edizioni, pag. 274, 18 euro) si presenta, dichiaratamente fin dalla copertina, come un'autobiografia. Geninazzi, giornalista di razza, è riuscito a far parlare Scola anche degli episodi meno noti e più privati della sua vita, compresa la malattia che lo aveva colpito negli anni Settanta (il morbo di Addison, caratterizzato da insufficienza surrenale cronica) e anche il ricorso alla psicanalisi di scuola lacaniana. Nelle scorse settimane, quando il libro è uscito ed è stato presentato in anteprima al Meeting di Rimini, molta attenzione mediatica è stata dedicata al conclave 2013, al rapporto tra Scola e Francesco, alle sintonie e ai punti di vista differenti. Scola rimane sé stesso, non si allinea agli ormai famosi dubia dottrinali dei quattro cardinali su Amoris laetitia, «che rivelano un'impostazione intellettualistica dove la teologia e la morale sono concepiti in termini deduttivistici». Parla diffusamente dello stretto rapporto di collaborazione con Giovanni Paolo II e con il cardinale Joseph Ratzinger, poi Papa Benedetto, e rispondendo a una domanda sul discorso di Ratisbona definisce la «citazione ricercata» del dotto imperatore bizantino che accusa Maometto di aver portato «soltanto cose cattive e disumane» come «forse non essenziale». Quindi «sarebbe stato meglio non citarlo».

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