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  • #Synod2018, il vescovo del Ruanda: dopo il genocidio la pace è tornata grazie ai giovani

    Durante il genocidio del 1994 in Ruanda, morirono fino a un milione di persone e 250mila donne subirono violenza. Le uccisioni sconvolsero la comunità internazionale, lasciarono la popolazione del Paese traumatizzata e le infrastrutture decimate. Da allora, il Ruanda ha avviato un ambizioso processo di giustizia e riconciliazione, che ha l’obiettivo ultimo di ricreare un contesto nel quale i ruandesi possano ancora una volta vivere fianco a fianco in maniera pacifica. È quanto racconta a Vatican Insider monsignor Servilien Nzakamwita, dal 1996 vescovo di Byumba, tra i padri del Sinodo dei giovani. Lo incontriamo ad Asti in occasione dell’ordinazione episcopale di monsignor Marco Prastaro, sacerdote della diocesi di Torino e per oltre dodici anni fidei donum a Maralal, in Kenya.

    Eccellenza come si vive oggi in Ruanda, venticinque anni dopo il genocidio?  

    «Dopo venticinque anni la pace è ritornata. Attualmente la situazione è tranquilla, direi una calma che ci fa sperare per il bene. Ma abbiamo vissuto dei momenti terribili. Sono passati molti anni da quel tragico 1994 ma negli occhi di tutti i ruandesi c’è ancora l’immagine della morte e del dolore che ha colpito il nostro popolo. È stato un lungo e difficile cammino di riconciliazione ma siamo contenti che questo sia avvenuto. Abbiamo lavorato, come Chiesa locale, ad un processo di riconciliazione necessario e fondamentale per ritornare a vivere insieme».

    Continua a leggere l'intervista su VaticanInsider.

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