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    Nella popolarità sempre alta di Francesco uno stile di Chiesa che sa incontrare la gente

    di Cristina Vonzun Non abbiamo dati in Ticino su quanto papa Francesco sia popolare tra praticanti, credenti non praticanti e non credenti come invece accade nella vicina Italia. Certo, i critici non mancano, ma probabilmente sono molto meno di quanto possa sembrare. Lo mostra -ad esempio- un’inchiesta realizzata in questi giorni dall’Istituto specializzato italiano Demopolis su un campione della popolazione adulta in Italia. L’indagine constata che il 75% degli intervistati esprime un giudizio positivo del Pontefice, con un dato che sfiora l’80% tra le donne. L’apprezzamento va ben oltre la fede e la pratica religiosa: cresce all’84% tra i cattolici, supera il 60% anche tra chi professa altre confessioni e tra i non credenti. Con il pontificato di Bergoglio, il 37% degli intervistati afferma inoltre di aver migliorato la propria opinione sulla Chiesa cattolica. L’opinione pubblica apprezza l’impegno per il rinnovamento: quasi un quarto degli intervistati ritiene che una profonda innovazione della Chiesa sia già in corso, il 44% pensa invece che sia avvenuta in parte e che serva ancora tempo. Inoltre, quali gesti ed eventi restano simbolici del pontificato? Il 60% ricorda l’immagine del Papa, in piena pandemia a marzo 2020, in una piazza San Pietro deserta. Il 45% cita la visita a Lampedusa dopo la strage dei migranti 10 anni fa. A più di 4 su 10 non sfuggono i continui appelli per la pace ed i costanti inviti alla cura dell’ambiente per salvaguardare il futuro della Terra; oltre un terzo ricorda la forza straordinaria delle immagini dei viaggi di Francesco in Africa ed in Asia. Un sondaggio come questo cosa dimostra? Coglie forse un aspetto interessante di questo pontificato: la capacità di arrivare al popolo, alla gente, credente o non credente. E soprattutto di farlo non usando solo parole, ma anche gesti che raggiungono le corde del cuore, che comunicano perché sanno coinvolgere visivamente e emotivamente. Torniamo con la memoria al 19 marzo 2013, festa di San Giuseppe:Bergoglio iniziava ufficialmente il suo ministero di Pietro. Una data che scelse non in modo casuale e che fu accompagnata da un messaggio che forse ci offre la chiave di lettura per capire lo stile coinvolgente di questo Papa. «Nei Vangeli, – disse quel giorno papa Francesco – san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Anche il Papa deve come san Giuseppe aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità. Solo chi serve con amore sa custodire!». In queste parole riecheggiano quelle bibliche del Salmo che abbina la tenerezza alla paternità: «Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono» (Sal 103,13). La Bibbia sottolinea ancora che il Dio d’Israele è un Dio di tenerezza, e «la sua tenerezza si espande su tutte le creature» (Sal 145,9). Possono essere diversi i motivi che muovono la maggioranza della gente a riconoscere in papa Bergoglio un punto di riferimento. Certo è, che gli episodi del suo pontificato ricordati dai più, sono quelli legati a momenti in cui il Papa si è fatto tramite di gesti di tenerezza e parole che curano. Gesti e parole capaci di lasciare un segno non solo in chi è praticante ma soprattutto in credenti non praticanti e nei non credenti. Cosa dice tutto questo? Che forse oggi, dentro e fuori le sacrestie, le persone percepiscono ancora il fascino del messaggio cristiano se arriva loro attraverso gesti e parole che comunicano e mostrano concretamente cura, tenerezza, amore, cioè il volto di un Dio che è misericordia di cui – in qualche modo e nei momenti anche più impensabili della vita – si sente sempre bisogno e nostalgia. di Cristina Vonzun

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