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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • "Un vescovo e un islamico martiri insieme per la pace" in scena alla Settimana delle religioni in Ticino

    A volte, più di tante parole, basta un’immagine. Simbolo della «Settimana delle Religioni» – in Ticino evento organizzato dal «Forum svizzero per il dialogo interreligioso e interculturale», aderente alla «Comunità di lavoro interreligiosa in Svizzera» (IRAS-COTIS) – è una mano di colore rosso, aperta, che in diverse culture e religioni rappresenta un simbolo importante: le mani salutano, accolgono, benedicono, guariscono, mostrano, proteggono, nutrono, amano, consolano e insegnano.

    Dopo la scorsa edizione sospesa a causa del Covid, e rinunciando, per lo stesso motivo, anche quest’anno, in Ticino, ad offrire alle scuole la consueta possibilità di visitare i luoghi di culto delle diverse religioni presenti sul territorio del Cantone, il «Forum» ha comunque voluto che al centro della «Settimana delle religioni» che inizia domani, ci fosse un ospite speciale; qualcuno che, per la promozione del dialogo interreligioso, ha concretamente lavorato – proprio come le mani simbolo dell’iniziativa – a lungo: il domenicano padre Adrien Candiard.
    Considerato uno dei più grandi autori spirituali di oggi, Candiard si collegherà dal Cairo via zoom (vedi box a lato) per raccontare al pubblico ticinese la sua «visione» di pace, di dialogo, di rispetto, a monte del suo monologo teatrale diventato un cult (più di 1'700 repliche dal 2011 ad oggi): «Pierre e Mohamed – Un cristiano e un musulmano amici», storia del beato Pierre Claverie, vescovo domenicano di Orano (Algeria), ucciso in un attentato nel 1996, assieme al suo autista musulmano Mohamed, a cui lo legava una profonda amicizia.
    La pièce, che è un fermoimmagine sugli istanti subito precedenti la loro morte, immagina che sia proprio Mohamed a rievocare la figura del vescovo. «La storia del vescovo Claverie inizia durante la guerra d’indipendenza algerina, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso», ci spiega Candiard. «In Francia, dove Claverie si era recato per la sua formazione, aveva scoperto la faccia più controversa del colonialismo, che si stava combattendo: certo i francesi conoscono i valori della tolleranza e del rispetto, ma questi non vengono applicati che ai cittadini francesi. Sono anni di formazione cruciale per il futuro domenicano, che sceglierà, forte di una nuova consapevolezza sulla vera essenza del colonialismo e la perversione dei suoi meccanismi, di fare ritorno in Algeria, con uno scopo ben preciso: promuovere un nuovo modo di guardare alle cose a partire dalla riforma della Chiesa locale».
    Un obiettivo che verrà facilitato dalla sua nomina a vescovo della diocesi di Orano, per volontà di San Giovanni Paolo II. «Dopo la nomina, Claverie diventerà un punto di riferimento tanto per i cristiani quanto per i musulmani, tanto che, come titolo, tra la gente, gli verrà dato quello di “vescovo musulmano”, a significare la sua capacità di tenere unite fede cristiana e credo musulmano e di potare rispetto a entrambe. La sua uccisione avviene, assieme a quella del suo amico Mohamed, nel 1996, in piena guerra civile». Lo spettacolo ideato da Candiard nasce, in origine, in un contesto locale. È stata l’idea di alcuni confratelli domenicani di Candiard, quella di portarlo, in seguito, al Festival teatrale di Avignone. «Lo abbiamo riprodotto per una settimana intera, in mezzo a centinaia di altri spettacoli. Da questo primo successo, è nata l’idea di portarlo a Parigi. Per scelta, avevamo deciso di non darne notizia sui media: se la prima sera ci siamo trovati a recitare davanti a cinque persone, dopo tre settimane, grazie al passaparola, in sala non c’era più posto». La pièce è stata replicata anche in contesti difficili: «Il monologo principale nasce e si sviluppa in un contesto di guerra e violenza. Ma dice anche che in mezzo a questa violenza è possibile vivere qualcosa di umano e di bello. Non nascondo che ho avuto una certa paura a volerlo portare in scena a Beirut, in Libano. Mi chiedevo cosa potesse dire alla realtà libanese questo spettacolo. Invece, proprio in Libano, ho avuto la conferma dell’universalità del messaggio contenuto nella pièce: ci sono persone, a fine spettacolo, che mi hanno avvicinato per dirmi di aver ritrovato un pezzo di Libano non solo nel contesto di guerra narrato, ma anche negli sforzi, nella fatica di costruire rapporti umani e d’amicizia in un contesto dilaniato da tensioni interne». Per Candiard, questo successo non può che trovare spiegazione nell’urgenza del messaggio che lo spettacolo incarna. «C’è una questione cocente con cui il cristiano di oggi si trova confrontato. Direi anzi due alternative: una è quella di porsi, verso il diverso, con un atteggiamento di affermazione. Da lì, il passo verso la violenza è molto breve. La seconda, al contrario, è la strada della tolleranza, che sta tuttavia su un confine molto labile: potrebbe anche sfociare nel relativismo. Io, personalmente, preferisco la strada percorsa da mons. Claverie e Mohamed assieme: praticare la virtù dell’amicizia. Come nel caso di Mohamed, sostenitore del cammino di santità dell’amico vescovo, conoscersi nell’amicizia è di fatto la via del dialogo interreligioso: non può esserci vero dialogo, né la fiducia necessaria, soprattutto quando si tratta di raccontarsi l’un l’altro la propria esperienza di fede, senza un rapporto di vicinanza e intimità, che si esplica nell’amicizia».

    Laura Quadri

    Il programma della Settimana delle religioni in Ticino

    Domenica 7 novembre alle 17.30 al CERS  (Via Landriani 10  - Lugano)
    Il dialogo nasce dall’amicizia Incontro tra fedi: saranno presentati testi e riflessioni sul tema, visto da prospettive differenti.
    Dopo la presentazione, tutti potranno intervenire, con aggiunte o domande. 
    Al termine, sarà offerto un tè, occasione di scambiare quattro chiacchiere assieme.


    In seguito spettacolo teatrale, in presenza a Chiasso, ed un incontro online con l’autore: Giovedì 11 novembre alle 20.00 - online
    Adrien Candiard: presentazione e domande con l’autore del libro Pierre e Mohamed
    Considerato uno dei grandi autori spirituali di oggi, Adrien Candiard è un frate domenicano che vive in un convento al Cairo. Nato nel 1982, è sempre stato interessato alla storia ed alle scienze politiche, nel 2006 entra nell’ordine dei domenicani. Studioso e ricercatore, ha pubblicato numerosi libri sull’Islam, il dialogo interreligioso e la spiritualità cristiana, tradotti in molte lingue.

    Sabato 13 novembre alle 20.30, Sala Cine Excelsior a Chiasso
    Pierre e Mohamed  - Un cristiano e un musulmano amici
    Monologo teatrale tratto dal libro di Adrien Candiard, ispirato a una storia vera. Maggiori dettagli nelle due locandine in allegato (Programma settimana, Teatro Pierre-Mohamed)


    Importante: per tutti gli eventi è necessario prenotare anticipatamente, scrivendo aforumreligioni@gmail.com

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