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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Un viaggio nella spiritualità secolarizzata

    di Ernesto Borghi*

    Come è possibile oggi essere umani, ossia vivere tenendo i piedi ben piantati per terra con un’apertura di cuore e di mente al di fuori del proprio io? A questa domanda tutt’altro che scontata si può rispondere anzitutto non figurandosi una realtà attuale diversa da quello che i dati concreti presentano e non facendo discorsi nostalgici che idealizzino positivamente il passato rispetto al presente. Mi riferisco anzitutto al rapporto tra i riti religiosi cristiani, in particolare nella Chiesa cattolica, e la popolazione comune. Se crolla la partecipazione settimanale alle celebrazioni eucaristiche e, invece, attorno ai riti di passaggio – battesimo, prima comunione, cresima, matrimonio, esequie funebri – la presenza di persone, sia pure con situazioni numericamente varie, rimane molto cospicua, anzi, talora aumenta, forse ci si deve chiedere se, in tante celebrazioni domenicali, le persone sperimentano una vicinanza del rito alla loro vita tale da rendere davvero utile e costruttiva la loro partecipazione in chiesa, visto che un numero sempre più ampio, giovani, ma anche adulti, diserta.
    Questa è una delle numerose questioni che sono affrontate, con rigore scientifico ed efficacia divulgativa, da Luigi Berzano, presbitero di Asti e professore emerito di sociologia della religione all’Università di Torino, in questo suo recentissimo saggio intitolato «Senza più la domenica. Viaggio nella spiritualità secolarizzata». Nel corso di un centinaio di pagine l’autore cerca di spiegare i fenomeni in atto, senza idealizzare il passato e tentando di fotografare sinteticamente quello che succede oggi, anzitutto in Occidente e, in specifico, nelle regioni a maggioranza italofona: «L’antagonista principale di questa “crisi” pare rappresentato, oggi, più che da una forma di ateismo, da una sempre più diffusa e consapevole religiosità “libera”, capace di esprimersi sia in pratiche di vita sia in atteggiamenti di fondo verso temi e problemi fondamentali dell’esistenza…disinteressata a qualsiasi costruzione “teologica” di fondo, attenta invece ad un “pantheon” personale, diverso per ogni soggetto e profondamente intrecciato con la vita e i bisogni del suo portatore» (p. 18). La ritualità codificata da tradizioni anche millenarie lascia spesso indifferenti e la sensibilità personale si esprime con modalità tali che diventa sempre più importante la capacità di chi presiede i riti di adattarli alla sensibilità di chi di volta in volta vi partecipa. Scandaloso? Inaccettabile? Censurabile? Il Prof. Berzano va oltre l’ambito del puro giudizio valutativo rispetto alle tradizioni cristiane e religiose in genere e conduce chi legge a guardare al presente e al futuro in modo culturalmente serio.

    Dal disincanto al reincanto

    Dopo il disincanto, frutto di una secolarizzazione, che nel libro viene spiegata molto bene, tra luci e ombre, nelle sue quattro fasi, dall’antichità alla nostra contemporaneità (pp. 54-56), occorre essere sempre più capaci di vivere e far vivere il reincanto (p. 93), ossia la possibilità di incontrare nuovamente i grandi valori della spiritualità religiosa, per esempio, cristiana, al di fuori di autoritarismi e devozionismi, in termini di entusiasmo rinnovato. Certo: l’essere umano, che è sempre più legato all’estetica di quello che vede e vive, «piuttosto che adottare irriflessivamente uno stile di vita religioso attraverso la tradizione e l’abitudine, si costruisce un proprio stile personale» (p. 95). E in un quadro in cui le proposte di formazione “spirituale” sono moltissime al punto che vi è un vero e proprio «mercato» che costituisce una sezione importante del «terziario», è sempre più importante capire che la spiritualità non è il tentativo di correggere e cambiare le persone attraverso delle prescrizioni che provengono dall’esterno, ma «la via per curare le ferite, liberare le persone da dipendenze interiori ed esteriori, trasformandole dall’interno» (p. 100). Non si tratta di obbedire a precetti genericamente astratti, ma di essere aiutati a riscoprire davvero se stessi. Le agenzie educative tradizionali, a cominciare dalle Chiese, devono essere sempre più capaci – viene da pensarlo dopo aver letto questo libro – non di giudizio e censura, ma di dialogo e di relazione, cogliendo quello che è davvero essenzialmente umanizzante del proprio patrimonio culturale per proporlo con linguaggi comprensibili oggi in modo che possa parlare al novero più ampio possibile di persone. In ogni parte del mondo, a favore della libertà esistenziale di ogni essere umano…

    *coordinatore della Formazione biblica nella Diocesi di Lugano

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