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    Venezuela. I vescovi: "Rifiutiamo ogni forma di violenza”. Solidarietà ai feriti e alle famiglie delle vittime

    “In queste ore si manifestano sentimenti contrastanti”. A rendere conto dello stato d’animo collettivo della popolazione venezuelana dopo l’attacco Usa a Caracas e l’arresto del presidente, Nicolás Maduro, e di sua moglie, Cilia Flores, con l’accusa di narcotraffico, terrorismo e traffico d’armi, è monsignor Jesús Andoni González de Zárate Salas. L’arcivescovo di Valencia in Venezuela e presidente della Conferenza episcopale venezuelana, per la prima volta dopo gli avvenimenti, spiega ai media vaticani che bisogna tenere conto soprattutto di una cosa, fondamentale: “Del fatto che esistono differenze nella valutazione della realtà politica nazionale. In generale, la popolazione è in attesa delle conseguenze degli eventi che sono ancora in pieno svolgimento. Per molti, in questo momento, ci sono più interrogativi che risposte”.

    Calma surreale

    Il racconto di monsignor González de Zárate Salas. restituisce l’immagine di un Paese dove ora regna una calma tesa, dopo che sabato scorso, nell’imminenza delle incursioni militari, il panico aveva spinto la popolazione a fare incetta di beni di prima necessità.  “Noi vescovi – afferma - abbiamo vissuto questi momenti con uno spirito di fede e in un clima di preghiera. La realtà difficile, complessa e dinamica che il Venezuela ha vissuto negli ultimi decenni ci ha insegnato a privilegiare la visione pastorale e l’accompagnamento del nostro popolo rispetto ad altri approcci ed altre prospettive d’analisi”.  Ecco perché, soprattutto in questo frangente, “abbiamo ritenuto opportuno mantenere una comunicazione costante tra di noi e con i nostri sacerdoti per aiutarci stare vicini e ad accompagnare il nostro popolo”.

    Rispetto e tolleranza

    E certamente, l'arcivescovo non sarà rimasto stupito del fatto che il giorno successivo all’attacco, domenica, “la partecipazione alle celebrazioni eucaristiche è stata quasi normale”.  Segno che la speranza ancora non è morta: “E’ sempre la stessa speranza che si è manifestata ripetutamente nel corso degli anni difficili che abbiamo dovuto vivere: quella di poter rispondere ai nostri problemi in pace, con la partecipazione di tutti ed in accordo con la Costituzione ed i valori democratici che come società abbiamo scelto”.  Ci sono delle strade ben precise che i vescovi venezuelani indicano per raggiungere l’unità e la pacificazione nazionale. Sono, elenca monsignor de Zárate, “il rispetto e la dignità della persona, la tolleranza e la comprensione reciproca, la ricerca del bene comune, la validità dei valori democratici. Non sono strade facili da percorrere e questo lo abbiamo sperimentato negli ultimi anni”. 

    Responsabilità nazionale

    Il presidente della Conferenza episcopale venezuelana ribadisce anche con forza che “l’impegno di rispondere alle complesse e difficili realtà che il nostro Paese sta vivendo è una responsabilità che spetta in primo luogo e soprattutto a noi venezuelani anche se abbiamo sempre apprezzato l’aiuto della comunità internazionale nel quadro dell'assistenza umanitaria, della difesa dei diritti umani e dell'ordinamento democratico. Continueremo ad aver bisogno di questo aiuto”.

    Grazie, Leone XIV

    Monsignor González de Zárate Salas. , poi, ringrazia Leone XIV per la vicinanza espressa ieri nel dopo Angelus. “Fin dall'inizio del suo pontificato, il Papa  ha dimostrato grande amore per i venezuelani e conoscenza della nostra realtà. Per questo apprezziamo molto le  sue parole di ieri in cui troviamo un intero programma da seguire: superare la violenza, intraprendere vie di giustizia e di pace, garantire la sovranità del Paese, assicurare lo Stato di diritto sancito dalla Costituzione, il rispetto dei diritti umani e civili, lavorare insieme per costruire un futuro migliore”.

    fonte: vaticannews

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