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  • COMMENTO

    14 giugno: donne in piazza in Svizzera

    Oggi è la giornata dove le donne scendono in piazza. Un gesto che richiama visibilmente la presenza dell'orizzonte femminile nella nostra società. Per diversi aspetti soprattutto sociali, la manifestazione mostra la sua rilevanza. Le differenze salariali sono tutt’ora presenti, senza parlare delle molte donne che vivono con contratti di lavoro che non garantiscono loro il necessario, soprattutto donne che fanno lavori su chiamata, non scelti liberamente ma conseguenza di precedenti uscite dal mondo del lavoro per occuparsi di figli, genitori anziani e famiglia. Il lavoro di cura dei bambini e delle persone anziane o ammalate è svolto prevalentemente dalle donne e in gran parte non è retribuito, come stereotipi e la violenza sono ancora una triste realtà. L’educazione al rispetto delle diversità e all’uguaglianza di diritti fra i sessi svolge quindi un ruolo centrale. Il 14 giugno 1981, dieci anni dopo l’ottenimento del suffragio femminile in Svizzera, l’uguaglianza dei diritti fra donna e uomo fa un ulteriore passo avanti: popolo e Cantoni accolgono l’iscrizione del principio nella Costituzione federale. Di quella battaglia nel nostro Ticino furono protagoniste anche donne cattoliche dell’Unione femminile. Tra queste ci furono Dionigia Duchini (1909-2006), Rosita Genardini (1916-1995) e Ilda Rossi (1922-2018), tre personalità che avrebbero segnato non solo la vita politica cantonale ma anche l’associazionismo cattolico. Sia Dionigia che Rosita sarebbero infatti state presidenti dell’Unione femminile cattolica ticinese (UFCT) e, inoltre, sarebbero state elette nel 1971, assieme a Ilda e ad altre otto donne, in Gran Consiglio, dopo aver a lungo militato nei rispettivi partiti. Se tuttavia l'universo femminile in Svizzera ha ottenuto e perfezionato – anche grazie a queste pioniere - una base sicura di diritti, in altri Paesi del mondo la situazione è diversa: abbiamo visto la lotta delle donne afghane per l’istruzione, per non parlare di altri contesti in Medio Oriente e Africa dove essere donna è una sfida coraggiosa. Serve in tal senso rileggere la recente testimonianza a Chiasso dell'avvocatessa iraniana e premio nobel per la pace Sherin Ebadi. Un auspicio quindi per la manifestazione odierna e per coloro che vi prenderanno parte, potrebbe proprio essere quello di tener presente e portare nel cuore anche questo orizzonte lontano, fatto di tante donne che vivono situazioni difficili, a noi sconosciute. di Cristina Vonzun

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