Durante questa terza settimana di Quaresima voglio leggere una pagina del Vangelo di Giovanni: il racconto delle nozze di Cana. Ecco una traduzione. 21E il terzo giorno ci fu una festa di nozze in Cana di Galilea e la madre di Gesù era là. 2E fu chiamato anche Gesù con i suoi discepoli, alle nozze. 3E, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». 4E Gesù le disse: «Che cos’è per me e per te, donna? Non è ancora giunta la mia ora!» 5Sua madre disse ai servitori: «Qualunque cosa vi dica, fatela». 6C’erano là sei giare di pietra, sistemate per la purificazione dei Giudei, ciascuna capace di contenere un centinaio di litri. 7Gesù disse loro: «Riempite le giare d’acqua» e le riempirono fino all’orlo. 8E disse loro: «Adesso attingete e portatene al responsabile del banchetto». Ed essi [gliene] portarono. 9Appena assaggiata l’acqua divenuta vino, senza sapere da dove venisse - ma lo sapevano quei servitori che avevano attinto l'acqua - il responsabile del banchetto chiamò lo sposo 10e gli disse: «Tutti offrono prima il vino pregiato e poi, quando si comincia ad ubriacarsi, quello meno ricercato; tu hai conservato fino a questo momento il vino pregiato!». 11 Questo fece Gesù come principio dei segni in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui (Giovanni 2,1-11)[1]. Qui, senza entrare nei dettagli di questa pagina, voglio fermarmi innanzitutto sul fatto che Gesù è invitato a un matrimonio, un matrimonio vissuto da persone che sono nell’antica alleanza. Ma Gesù non appartiene a quest’alleanza; egli è invitato, lui con i suoi discepoli che fanno gruppo con lui[2]. E questa partecipazione - una partecipazione attiva - di Gesù a questo matrimonio e alla festa rivela l’amore di Gesù per la vita, per l’amore e la gioia[3]. Ma, partecipando a queste nozze vissute nell’antica alleanza, Gesù porta una novità: grazie a Maria che gli fa fiducia - una fiducia incondizionata - le giare, «sistemate per la purificazione dei Giudei» (v. 6), subiscono una nuova destinazione: portare «il vino pregiato», letteralmente. «il bel vino». (v. 10). In questa pagina del Vangelo bisogna anche fermarsi sull’ultimo versetto. Questo racconto ci viene presentato «come principio dei segni», come il primo dei segni che Gesù ha compiuto. La parola «segno» («sêmeion» in greco) è molto frequente nel Vangelo secondo Giovanni[4], e qui è utilizzata soprattutto per parlare dei miracoli che Gesù compie. E la nozione di «segno» indica come i miracoli devono essere compresi: essi rinviano al di là di loro stessi, sono destinati a rivelare l’identità di colui che li compie[5]. Dopo queste considerazioni sulla pagina del Vangelo, voglio leggere con te, mio amico, mia cara, una piccola sezione del Corano. Si tratta della Sura 23, che porta il titolo al Mu’minûna» cioè «I credenti». 2349Noi abbiamo dato il Libro a Mosè perché [i figli d’Israele] fossero ben guidati. 50E abbiamo fatto del figlio di Maria e di sua madre un segno. Tutti e due li abbiamo ricevuti intimamente fino a un luogo elevato, riposante e irrorato da una sorgente [essenziale]. 51O invitati, mangiate buone [cose] e fate del bene. Io so ciò che voi fate (Sura 23,49-51). Qui il Corano, come abbiamo già visto la settimana scorsa, ci presenta Gesù nella linea di Mosè, un messaggero al quale Dio ha affidato la Torah, l’istruzione che gli Israeliti dovevano accogliere e mettere in pratica. E il nostro testo, come altri versetti del Corano[6], menziona anche Maria, la sola donna indicata con il suo nome proprio nel Corano[7]. Nel versetto 50 della nostra Sura il Corano accosta a Gesù e a sua madre la parola «segno». Se nel Vangelo la parola «segno» qualifica l’azione compiuta da Gesù, in questo verso del Corano, «Gesù, il figlio di Maria, e sua madre, cioè colei che l’ha concepito, partorito e cresciuto, costituiscono, tutti e entrambi insieme, un segno indissociabile, dato che tutti e due sono solidali nella loro mediazione universale»[8]. E questa idea è attestata anche nella Sura 21, dove si legge: «[Ricorda] colei che ha conservato intatta la sua sessualità, così che Noi alitammo in lei del Nostro spirito e rendemmo lei e suo figlio un segno per le creature» (Sura 21,91). E questa intimità che lega Gesù e sua madre permette loro di essere ricevuti nello stesso luogo: «Tutti e due li abbiamo ricevuti intimamente fino a un luogo elevato, riposante e irrorato da una sorgente [essenziale]»[9]. Ma, a proposito di questo luogo, gli esegeti del Corano hanno espresso le loro incertezze. Queste incertezze erano già evocate da Ismaïl ibn Kathîr, morto nell’anno 374 dell’egira, dunque l'anno 1373 dopo Gesù. Questo saggio musulmano nel suo commento al Corano scriveva: «questa collina che ha accolto Gesù e Maria secondo certi esegeti si situava a Damasco, secondo altri si trovava in Palestina; secondo altri ancora si trovava a Gerusalemme»[10]. È il momento di concludere questa pagina sottolineando un ultimo particolare. La pagina del Vangelo evoca un pranzo al quale Gesù, sua madre e i suoi discepoli partecipano, un pasto nel quale Gesù svolge un ruolo importante. Quanto alla sezione del Corano che noi abbiamo letto quest’oggi, essa termina con un doppio invito: «O invitati, mangiate buone [cose] e fate del bene» (verso 51). Che la festa con «vino pregiato», letteralmente con il «bel vino» e l’invito «mangiate buone [cose] e fate del bene» ci accompagnino in questa settimana e anche in quelle che verranno. [1] Per questa traduzione e un recentissimo commento a questa pagina del Vangelo, cf. E. Buccioni, Giovanni 2,1-12, in Giovanni. Nuova traduzione ecumenica commentata, a cura di E. Borghi, Edizioni Terra Santa, Milano, 2021, pp. 56-61. Si veda anche E. Borghi, Il cammino dell’amore. Lettura del vangelo secondo Giovanni, Edizioni terra santa, Milano, 2016, pp. 45-62. [2] Cf. J. Mateos - J. Barreto, Il vangelo di Giovanni. Analisi linguistica e commento esegetico, Cittadella, Assisi, 1982, p. 138. [3] Così J. Zumstein, Évangile selon Jean, dans Le Nouveau Testament commenté, sous la direction de C. Focant et D. Marguerat, Bayard - Labor et fides, Paris - Genève, 2012, p. 416. [4] Nel Vangelo di Giovanni questa parola ricorre 17 volte, 13 volte in Matteo, 7 in Marco, 11 in Luca. [5] Così J. Zumstein, Évangile selon Jean, dans Le Nouveau Testament commenté, sous la direction de C. Focant et D. Marguerat, Bayard - Labor et fides, Paris - Genève, 2012, p. 417. Per un commento più ampio a questa pagina del Vangelo, cf., dello stesso autore, L’Évangile selon saint Jean (1-12), Labor et fides, Genève, 2014, p. 93-100. [6] Per l’elenco di questi versetti, cf. A. Godin et R. Foehrlé, Coran thématique. Classification thématique des versets du Saint Coran, Éditions Al-Qalam, Paris, 2004, p. 250-252. [7] Cf. M. Bar-Asher, Marie, nel Dictionnaire du Coran, sous la direction de M. Ali Amir-Moezzi, Éditions Laffont, Paris, 2007, p. 535-538. Cf. anche M. Chebel, Dictionnaire encyclopédique du Coran, Fayard, Paris, 2009, p. 274-276, alla voce « Marie ». [8] M. Gloton, Jésus le Fils de Marie dans le Coran et selon l’enseignement d’Ibn ‘Arabî, Albouraq, Beyrouth, 2006, p. 232. [9] Per la traduzione del v. 50 e per l’intimità con la quale Dio ha accolto Gesù e sua madre, cf. M. Gloton, Jésus le Fils de Marie dans le Coran et selon l’enseignement d’Ibn ‘Arabî, Albouraq, Beyrouth, 2006, p. 329s. [10] Ismaïl ibn Kathîr, L’exégèse du Coran en 4 volumes. Traduction : Harkat Abdou, Vol. 3, Sourate 18 (La Caverne) – Sourate 40 (L’indulgent), 2000, p. 925. Altri commentatori pensano che questo luogo potrebbe evocare il paradiso; cf. C.M. Guzzetti, Bibbia e Corano. Confronto sinottico, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 1995, p.273. di Renzo Petraglio