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    A colloquio con fra Martino Dotta su povertà e precarietà

    di Katia Guerra

    Una spesa imprevista ed ecco che per alcune persone o nuclei familiari con entrate precarie si spezza un fragile equilibrio e si scivola in serie difficoltà finanziarie. E in questo periodo e nel prossimo futuro, con gli strascichi lasciati dalla pandemia, le conseguenze della crisi ucraina, i rincari dei beni di prima necessità, l’aumento dei costi dell’energia, succederà probabilmente sempre più spesso. Così il tema della povertà torna prepotentemente a farsi sentire anche in Ticino. Ce lo conferma fra Martino Dotta, direttore della fondazione «Francesco»: «È vero, come fondazione Francesco stiamo registrando un incremento delle domande di aiuto. Sul territorio siamo sempre più conosciuti e spesso la gente arriva da noi tramite il passaparola. Stiamo riscontrando anche un aumento della complessità delle situazioni, con una mancanza di mezzi per far fronte alla necessità di base: l’affitto, la cassa malati, l’alimentazione, il vestiario, la comunicazione», spiega fra Martino. La fondazione «Francesco» aiuta chi è nel bisogno attraverso il suo Fondo di solidarietà.

    A volte l’impressione è che la povertà in Ticino faccia paura e venga vista come una situazione drammatica. «Spesso ci si dimentica che la povertà e la precarietà sono realtà che hanno accompagnato la storia dell’umanità. Da qualche parte, per me c’è sempre un’eco di quell’espressione di Gesù, nel vangelo di Giovanni, “I poveri li avrete sempre con voi, ma non sempre avrete me”. Con il suo insegnamento e il suo modo di vivere, Gesù ci ricorda che dobbiamo sempre fare i conti con la precarietà che vuol dire pure provvisorietà. Non necessariamente esse sono negative. I consacrati ne hanno fatto una modalità di vita e non solo noi francescani. Con ciò non si vuole negare la fatica di tante persone confrontate nel quotidiano con la fragilità: il frigo è vuoto, il conto è sotto zero, ci sono i bambini da sfamare e ai quali garantire una vita dignitosa. Sono situazioni non facili da affrontare, ma credo sia importante avere un altro approccio e non entrare in una dinamica catastrofista. Perché il rischio è che a furia di riferire di statistiche e cifre in aumento, si entri in una dinamica di terrorismo psicologico che non aiuta nessuno. La rete sociale in Svizzera e in Ticino funziona ed è solida».

    A volte però le persone fanno fatica ad accedere agli aiuti ai quali hanno diritto, per la complessità delle procedure o a causa di barriere di tipo emotivo e psicologico. «Riconoscere di trovarsi in difficoltà è a volte un passo complicato per alcune persone. Alcuni infatti riflettono a lungo prima di chiedere aiuto, nella speranza che la situazione si risolva in qualche modo. Quando ci si rivolge ai servizi pubblici bisogna presentare documentazione che attesti lo stato di bisogno e ciò può far sentire in imbarazzo », spiega il religioso che rileva anche un incremento di chi, per scelta, non fa capo agli aiuti, rinunciando ad esempio a iscriversi alla disoccupazione. «Sono persone che prima o poi si potrebbero presentare alle nostre porte o di altri enti privati per chiedere un sostegno».

    Purtroppo, per i prossimi mesi non si intravede una cambio di rotta: «Negli ultimi tre anni, con lo scoppio della pandemia, c’è stato un accrescimento importante delle domande d’aiuto e anche oggi non passa giorno che non riceviamo una nuova richiesta. La tendenza è purtroppo al rialzo».

    E noi, in quanto credenti, come possiamo rispondere a questa emergenza? «Facendo nostro l’appello di Gesù a concretizzare il messaggio del Vangelo attraverso l’attenzione e l’aiuto all’altro, con gesti di carità gratuita che non chiede niente in cambio, ma anche rispondendo all’invito, spesso evocato anche da papa Francesco, ad uno stile di vita più sobrio e teso alla salvaguardia delle risorse ».

    Fondazione «Francesco»: i progetti attivati

    La fondazione «Francesco» è operativa sul territorio cantonale a Lugano con il centro di accoglienza diurna e mensa sociale «Bethlehem», mentre a Locarno gestisce «Casa Martini», un centro di accoglienza diurna e notturna aperto nel 2020 e che, dopo le restrizione imposte dalla pandemia, è ora in piena attività. Inoltre, a Lugano è in corso il recupero architettonico e strutturale del complesso della Masseria in zona Cornaredo, che diventerà un nuovo polo sociale. «Il cantiere procede secondo il programma e il preventivo», ci riferisce fra Martino Dotta.

    «Nell’autunno del prossimo anno contiamo di poter trasferire nel nuovo polo il centro e la mensa sociale Bethlehem e così dare avvio, in collaborazione con altri enti, al servizio di ristorazione e alloggio a scopo turistico. Sarà un’importante luogo di socializzazione, che promuoverà il superamento delle barriere fra le persone e offrirà opportunità di inserimento e inclusione sociale».

    Info: fondazionefrancesco.ch.

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