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    Abusi sessuali: mons. Morerod si augura un cambiamento di mentalità

    Sui fatti recenti che hanno scosso la Chiesa mons. Charles Morerod ha le idee in chiaro. “Negli Stati Uniti si apre un nuovo triste capitolo, direi sinistro, della storia degli Stati uniti”. Il Vescovo di Losanna, Ginevra e Friborgo si augura pertanto “un cambiamento di mentalità nel trattare di questi casi all’interno della Chiesa”.

    “Il rapporto pubblicato dal Procuratore della Pennsylvania mostra che sono state commesse delle aggressioni sessuali da parte di alcuni preti. Mostra anche che questi sono stati nascosti da alcune autorità ecclesiastiche, inscenando una sorta di “secondo abuso”. Per questo penso che bisognerebbe accordare una priorità sistematica alle vittime”, dichiara mons. Morerod.

    Ma la Riforma non concerne solo gli Stati Uniti, come sottolinea anche Giorgio Prestele, giurista zurighese che presiede la Commissione d’esperti Abusi sessuali in contesto ecclesiale, della Conferenza dei Vescovi svizzeri: “In Svizzera la Chiesa cattolica è rimasta troppo tempo silenziosa. Ha accordato più importanza alla protezione della sua immagine che non alle vittime”.

    Sentimento di impunità

    Il cambiamento richiesto implica anche un nuovo sguardo sulla figura del prete, meno disincantato. La difficoltà ad accusare degli uomini di Chiesa “ha favorito un sentimento d’impunità e potere”, prosegue mons. Morerod. “Il rapporto appena pubblicato negli Stati Uniti mostra anche le difficoltà e la reticenza della polizia di arrestare dei preti, cosa che accade laddove la Chiesa detiene un grande potere”.

    Il Vescovo conosce bene gli Stati Uniti. In estate assumeva regolarmente un incarico a Washington: “Ho diversi amici nel Paese e vedo ciò che postano in questi giorni su facebook. Per alcuni è questione di atti di penitenza pubblici, per altri la confidenza verso la Chiesa si è sbriciolata, dopo che il Rapporto emerge tra l’altro in seguito ad un altro scandalo: le dimissioni del Vescovo di Washington, il cardinale Theodore McCarrick, a causa degli abusi che aveva commesso”.

    Più fragile e più sana

    “Tutto ciò, se da una parte indebolisce la Chiesa, prenderne consapevolezza può aiutarla a diventare più sana”, sostiene Morerod. Da parte sua, Giorgio Prestele insiste: “l’immensa sofferenza delle vittime incita la Chiesa a prendere delle misure, a costruire dei luoghi di ascolto e accoglienza, a cooperare con le autorità dello Stato o ancora a pensare ad un’assistenza indipendente”.  

    In Svizzera, “non è che dal 2002 che la Chiesa ha cominciato a prendere sul serio le vittime. Da allora l’evoluzione in questo senso è stata lenta ma costante, per una maggiore apertura e trasparenza”. La Commissione Abusi sessuali in contesto ecclesiastico da allora pubblica un rapporto, che permette in seno alla Conferenza episcopale di fare del trattamento delle aggressioni una priorità.

    “La verità vi renderà liberi”

    Nella Svizzera romanda, un’associazione di vittime – il gruppo SAPEC – e i Vescovi hanno istituito, tramite il Parlamento federale, una commissione neutra ed indipendente di autorità della Chiesa Cattolica, il CECAR. Da gennaio 2017, essa si occupa di prendersi a carico le vittime, ascoltandole e cercando una conciliazione con l’abusatore in vista di un risarcimento finanziario, fornito dalla Chiesa stessa. Il concetto è innovativo e risponde alle aspettative di certe vittime che non vorrebbero più avere alcun contatto con la Chiesa.

    Giorgio Prestele sostiene che “dobbiamo fare tutto il possibile affinché gli abusi non passino sotto silenzio”. È anche una questione di prevenzione “da attuare in tutti i programmi di formazione per gli agenti pastorali”. Il Presidente della Commissione desidererebbe persino vedere fatta “una grande inchiesta scientifica indipendente sugli abusi sessuali commessi nella Chiesa, sul modello dell’analisi demandata dal Consiglio federale sulle vittime delle misure coercitive”.

    “Questo lavoro di verità è doloroso. Ma è anche molto necessario. Gesù ci dice: La verità vi renderà liberi”, ricorda mons. Morerod.

    Cath.ch/red

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