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Lun 2 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Accogliere Gesù e fidarsi di lui

    Durante questa terza settimana del Ramadan, voglio leggere un versetto del Corano, più precisamente della Sura 5, la stessa Sura della quale abbiamo già letto una piccola sezione due settimane fa. Ecco ora un solo versetto, un versetto che riassume dei dati e delle azioni a proposito di Gesù. Dio disse: « O Gesù, figlio di Maria! Ricorda il favore che ho accordato a te e a tua madre, quando ti ho confermato con lo Spirito di santità e tu parlavi alla gente fin dalla culla come un adulto; e quando ti ho insegnato il libro, la saggezza, la Torah e il Vangelo; e quando, con il mio permesso, plasmavi l’argilla in forma di uccello, vi soffiavi sopra e, col mio permesso, diventava un uccello [vivente]; e quando, col mio permesso, hai guarito il cieco nato e il lebbroso; e quando, col mio permesso, hai risuscitato i morti; e quando ho allontanato da te i figli di Israele il giorno in cui venisti a loro con prove evidenti, ma quelli di loro che non credevano dissero : “Non è che magia evidente” » (Sura 5,110)[1]. Questa Sura è la centododicesima nell’ordine cronologico, rivelata a ‘Arafa, in occasione del pellegrinaggio di addio, il venerdì 26 febbraio 632, poco tempo prima della morte di Muhammad (il mese di giugno dello stesso anno)[2]. Nella prima parte di questo versetto, il Corano ritorna su delle affermazioni che si leggono anche nella Sura 3: « [Gesù] parlerà agli uomini fin dalla culla come un adulto » (3,46); « [Dio] gli insegnerà il libro, la saggezza, la Torah e il Vangelo » (3,48). Sempre nella Sura 3 si leggono anche queste parole attribuite a Gesù: « Creo per voi - con dell’argilla - la figura di un uccello, vi soffio sopra e, col permesso di Dio, diventa un uccello [vivente]. Col permesso di Dio guarisco il cieco nato e il lebbroso e dò vita ai morti » (3,49)[3]. Per due volte in questo versetto abbiamo l’espressione « col permesso di Dio » e, nella Sura 5,110, la parola  « permesso » torna quattro volte. Questa parola, « idhn » in arabo, deriva da una radice che significa: prestare ascolto, permettere, prendere coscienza, sapere, approvare[4]. Attraverso questa parola araba, il Corano ci presenta dunque Gesù che ascolta Dio e che compie fedelmente la volontà di Dio. Infine, verso la fine del verso 110, Dio evoca la cattiva reazione degli Israeliti davanti alle azioni di Gesù. E, davanti alla loro cattiva reazione, Dio ha « allontanato da te i figli di Israele »[5], dunque Dio ha protetto Gesù contro gli Israeliti che lo rifiutavano invece di accoglierlo e di scoprire in lui e nelle sue azioni l’intervento di Dio. Queste ultime frasi del Corano mi ricordano ciò che si legge frequentemente nei Vangeli. Qui mi limito a un passo del Vangelo secondo Marco. 1 [Gesù] giunge nella sua patria, e lo seguono i suoi discepoli. 2 E, venuto il sabato, cominciò a insegnare nella sinagoga: e molti, ascoltando, erano scossi dicendo: « Donde a costui queste cose? E quale sapienza è stata data a costui? E codesti prodigi operati dalle sue mani? 3 Non è questi il falegname, il figlio di Maria e fratello di Giacomo e Giuseppe e Giuda e Simone? E le sue sorelle non sono qui tra noi? ». E si scandalizzavano di lui. 4 E diceva loro Gesù: « Non c’è profeta disprezzato se non nella sua patria e tra i suoi congiunti e nella sua casa ». 5 E lì non poteva fare nessun prodigio, solo - imposte le mani a pochi infermi - li curò. 6a E si meravigliava della loro non fede. (Marco 6,1-6a). Questa pagina di Marco è la conclusione di una sezione che  - a partire da 4,35 - presenta parecchi miracoli compiuti da Gesù. E ora Marco termina questa sezione del suo Vangelo, presentando una reazione di incomprensione da parte delle folle anche nel suo stesso villaggio[6]. In giorno di sabato, nella sinagoga, il suo insegnamento provoca una sorpresa che si riassume in una questione: « Donde a costui queste cose? E quale sapienza è stata data a costui? E codesti prodigi operati dalle sue mani? » (v. 2). Questo versetto ci mostra che le persone di Nazareth riconoscono che Gesù non è l’origine ultima della sua saggezza e delle azioni che si realizzano attraverso le sue mani; ma, dopo questa constatazione, una constatazione sorprendente pensando alla sua famiglia, essi non sanno risalire a Dio[7]. Eppure sapienza e potenza sono attributi di Dio; ma il fatto che sapienza e potenza si rivelano in questa persona che è uguale a noi, che conosciamo bene perché ha vissuto ed è cresciuta tra noi… è uno scandalo. Ecco la reazione degli abitanti di Nazaret. Ma questa è un po’ anche la nostra reazione. In effetti, noi abbiamo la nostra idea su Gesù e non gli permettiamo di essere una persona diversa, misteriosa, più profonda, più vera, una persona che contraddice anche noi, che mette in questione la nostra intelligenza, la nostra memoria, la nostra esperienza[8]. È il momento di concludere questa pagina. Apriamoci a Gesù fidandoci di lui, invece di considerarlo come una « magia evidente»; accogliamolo scoprendo, giorno dopo giorno, la sapienza che gli è stata data e gli atti di potenza che si verificano attraverso le sue mani. Accogliamolo sapendo che - nelle sue parole e nelle sue azioni - egli compie la Parola di Dio. E, in Gesù che agisce così, noi avremo un modello per vivere la nostra relazione con Dio: apertura e disponibilità verso Dio. E in questa attitudine di apertura saremo insieme. Di tutto cuore. [1] Questa traduzione riprende, con piccolissime modifiche quella che si legge in Il Corano. Introduzione, traduzione e commento di C. M. Guzzetti, Elledici, Leumann (Torino), 2008, p. 73. [2] Cf. Le Coran. Traduction française et commentaire, par Si Hamza Boubakeur, Maisonneuve & Larose, Paris, 1995, p. 365. [3] Per la vicinanza tra il verso 110 della Sura 5 e il verso 49 della Sura 3, cf. M. Gloton, Jésus le Fils de Marie dans le Coran et selon l’enseignement d’Ibn ‘Arabî, Albouraq, Beyrouth, 2006, p. 233s. [4] Cf. M. Gloton, Op. cit., p. 139. [5] Per questa traduzione dell’espressione araba, cf. Abû Ja‘far Muhammad Ibn Jarîr at-Tabarî, Commentaire du Coran. Abrégé, traduit et annoté par P. Godé, Éditions d’art les heures claires, Paris, 1988, tome IV, p. 262. [6]   A. Guida, Vangelo secondo Marco. Traduzione e commento, in I Vangeli, a cura di R. Virgili, Ancora, Milano, 2015, p. 585. [7] Cf. I. Galdeano, Lavoro e famiglia, dimensioni dell’identità sociale di Gesù. Lettura di Marco 6,1-6, dans Essere umani secondo la Bibbia. Analisi ed interpretazioni, a cura di E. Borghi, Parola&parole, marzo 2022. Numero 33, Monografie, absi, Lugano, 2022, p. 65. [8] Così S. Fausti, Il Vangelo di Marco, EDB, Bologna, 2018, p. 116s. di Renzo Petraglio

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