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    Al 36esimo Salone del libro di Torino è andata in scena la «vita immaginaria»

    Per la 36ma volta il Salone del libro di Torino ha aperto i suoi spazi alla grande famiglia dei libri: a chi li scrive, chi li leggi, chi li stampa, chi li promuove e a chi ne scrive o ne parla, come la sottoscritta. Un appuntamento che fa ormai rima con il mese di maggio e lancia la stagione estiva dove per un libro c’è sempre spazio nel trolley o nello zaino. In 220 mila hanno preso d’assalto quest’anno i diversi padiglioni. Giovedì e venerdì è sempre il momento delle scuole: dai bambini della materna ai liceali. I primi a cui maestri e maestre desiderano dare un primo indimenticabile imprinting per farne dei lettori per la vita, ai secondi che i docenti cercano di motivare a riservare qualche sprazzo di giornata da dedicare alla lettura dei classici ma anche dei nuovi autori che si affacciano alla ribalta. Sabato e domenica è il momento degli amanti dei libri e dei loro autori: gettonatissime le conferenze con gli scrittori più noti (lunghissime le code quest’anno per Alessandro Barbero, Roberto Saviano, Felicia Kingsley, Orhan Pamuk, Salman Rushdie e Paolo Sorrentino) e il firma-copie che garantisce un breve a tu per tu con l’autore del cuore. Quest’anno il Salone – per la prima volta sotto la direzione della giornalista Annalena Benini – si è ispirato alla raccolta di scritti «Vita immaginaria» di Natalia Ginzburg, uscito esattamente 50 anni fa in cui l’autrice scrisse: «E tuttavia in qualche momento abbiamo pensato, se non avessimo avuto una vita immaginaria, non avremmo forse trovato le strade della vita creativa, o non ci sarebbe venuto in testa di cercarle». Il Salone quest’anno ha così voluto omaggiare la «vita immaginaria» in tutte le sue forme, come ha sottolineato Benini: «Al suo modo creativo, malinconico, fiducioso e sempre nuovo di creare mondi e di farli incontrare, sperando perfino che qualcuno di essi possa diventare reale». Uno spazio tutto suo all’interno del Salone ce l’ha anche l’editoria cattolica, che ha organizzato insieme all’arcidiocesi di Torino e col coordinamento di Lorenzo Fazzini, una serie di incontri dal titolo «Vite che immaginano il Bene. I testimoni ci parlano», incontro ad alcune parole-chiave del nostro tempo, declinate secondo la vita e il pensiero di alcuni protagonisti del ‘900 come Madeleine Delbrêl, Dorothy Day, Giorgio La Pira, mons. Luigi Bettazzi, Aldo Moro, Paolo Dall’Oglio, i monaci di Tibhirine, Charles de Foucauld.Ma anche senza partecipare agli eventi che costellano tutte e cinque le giornate del Salone, resta l’emozione di entrare negli stand delle diverse case editrici e toccare con mano i libri esposti. Alcuni, vecchie conoscenze che si sfiorano con riconoscenza per quanto ci hanno lasciato, altri nuovi titoli che ci tentano con la loro quarta di copertina, cercando di convincerci che è un libro da «aversi» a tutti i costi. E così alla sera, con i piedi doloranti, la testa che scoppia e la borsa che via via si è fatta di «piombo», ci si avvia verso l’uscita, non prima però di aver fatto ancora l’ultimo giro allo stand dove quest’anno è stata omaggiata la letteratura in lingua tedesca di Germania, Austria e Svizzera ed essere passati per un saluto dalle case editrici di casa nostra. di Corinne Zaugg

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