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Sab 31 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Capirsi

    Madre Teresa di Calcutta, suggeriva tre parole chiave perché una relazione (matrimoniale, di amicizia o fra genitori e figli) possa essere positiva: rispetto, altruismo e fede. Se manca una di queste virtù, la relazione ne esce un po’ zoppicante ed è più difficile che duri nel tempo. Tutti sperimentiamo quanto sia arricchente parlare con qualcuno che ci ascolta veramente e ci capisce. Anche il cardinal Martini scriveva: “Pensiamo alla carica emotiva di una persona che si sente capita in una situazione vitale che non riusciva a spiegare a nessuno. Il sentirsi capiti, soprattutto nelle cose più vitali, è fondamentale e mi pare quindi giusto rilevare che la grazia di potersi aprire, confidare, è stata importante anche per Maria (qui si riferisce all’incontro con la cugina Elisabetta). Sapere che c’è qualcuno che con fiducia guarda a noi e ci comprende a fondo, è una delle grazie più belle che il Signore può farci”. Anche nella Trinità c’è questo mistero profondo per cui “il Padre è il capire, il Figlio è colui che è capito, lo Spirito è il reciproco capirsi. Per questo, la comprensione è una categoria fondamentale dell’essere umano.” A tal proposito desidero raccontare una storia di un giovane monaco del deserto che fu salvo grazie alla comprensione del suo maestro e alla sua lungimiranza e saggezza. Il giovane monaco Simone aveva da poco costruito una capanna vicino ad Abba Archemio. Quest’ultimo era preoccupato perché vedeva il giovane girovagare senza mai lavorare. Un giorno Archemio, lo interrogò: “Perché non lavori?” Gli rispose: “Non ne sono capace. L’unica cosa è che so bene il latino ma a cosa mi serve?”. L’anziano gli propose di tradurre in latino le lettere di Paolo. L’altro ne fu felice. Anche il lavoro intellettuale, infatti, ha valore tanto quanto quello materiale. L’anziano non giudicò il giovane ma gli propose un’ancora di salvezza, lo comprese e gli indicò una soluzione pratica. È ancora il cardinal Martini che ci propone una preghiera: “Grazie, mio Dio. Io ti devo tutto. Tu sei colui che mi ha dato la vita, la parola, l’essere, la ragione, il movimento, la casa, la salute, la forza, la debolezza. Io ti devo tutto”. Spesso facciamo dipendere la nostra autostima dal giudizio degli altri ma questo non dovrebbe condizionarci più di quel tanto. La cosa più importante è ciò che Dio pensa di noi. Noi siamo preziosi ai suoi occhi e anche quando cadiamo ci dona sempre una nuova possibilità per rialzarci e ricominciare. Sentirci capiti da Dio nostro Padre è l’esperienza più bella e rassicurante che possiamo fare e ci rende più pronti a comprendere il nostro prossimo. Abbiamo fiducia in Lui e non saremo mai delusi. di Suor Sandra Künzli

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