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Mer 4 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Come tu guardi l'altro

    Dopo più di quindici anni di lavoro di sensibilizzazione e di ricerca in campo migratorio a Basilea in un Centro Studi sulle Migrazioni dei Missionari Scalabriniani, dal 2018 sto condividendo i passi di alcuni progetti missionari a Città del Messico. Questa megalopoli immensa, da sempre crocevia di movimenti migratori, ha visto il passaggio in questi mesi di diverse “carovane” di migranti centroamericani, intenzionati a raggiungere gli Stati Uniti. Sono alcune centinaia di migliaia ogni anno i migranti soprattutto di Honduras, Guatemala e El Salvador che attraversano il Messico dal sud al nord, ma fino ad ora lo avevano fatto in gruppi piccoli, cercando di rimanere il più possibile nascosti, per sfuggire sia alle bande armate del crimine organizzato sia alle forze di polizia messicane. Riunirsi in una carovana ha significato dare visibilità al loro esodo forzato, transitare per il Messico con meno pericoli e ricevere accoglienza e solidarietà. Ma le reazioni non sono tutte positive. Il vento della xenofobia e della rabbia contro i migranti può soffiare anche dal lato messicano della frontiera. Notizie false, visioni distorte e criminalizzazione dei migranti sono sempre di più gli strumenti utilizzati da forze politiche ed economiche interessate a scatenare una sorta di “guerra mondiale” tra poveri, dove ad esempio assurdamente proprio i messicani dovrebbero trasformarsi nelle guardie di frontiera di Donald Trump. Il lavoro di sensibilizzazione svolto in Svizzera per diversi anni mi è di grande ispirazione, pur in un contesto completamente diverso. Anche in Messico, come in Europa, è più che mai necessaria una conoscenza oggettiva del fenomeno migratorio e, soprattutto, un incontro diretto con i migranti e i rifugiati, superando il filtro dei mezzi di comunicazione per riconoscerli come persone e rendersi conto della complessità di questa realtà. La posta in gioco è superare la spirale di risentimento e rifiuto e favorire relazioni che possano costruire una convivenza più umana. Una nuova esperienza in questa direzione si è avviata proprio a Città del Messico nella facoltà di Servizio Sociale dell’Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM). Noi missionarie scalabriniane condividiamo con dei gruppi di studenti dei laboratori sulle migrazioni dal titolo: “Migrazioni come cammino di incontro”. [caption id="attachment_35483" align="alignnone" width="600"] Università UNAM.[/caption] I laboratori realizzati all’UNAM hanno posto al centro le persone coinvolte nelle varie forme di mobilità umana: rifugiati, lavoratori migranti, studenti internazionali, migranti in transito o privi di documenti di soggiorno e i messicani espulsi o rimpatriati dagli Stati Uniti. “Come tu guardi l’altro, così l’altro è per te… Cambia gli occhi se vuoi cambiare il mondo…” sono le parole di una canzone della Scalabrini Band che è particolarmente piaciuta agli studenti, i quali possono camminare insieme ai migranti per costruire una società migliore, più inclusiva per tutti, senza eccezioni. Luisa Deponti di Missionarie secolari scalabriniane

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