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Mar 3 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Commento: la solennità dell'Assunzione in Cielo di Maria

    La solennità dell’Assunzione al Cielo in anima e corpo di Maria è una delle grandi festività mariane dell’anno liturgico. Il Papa Pio XII promulgò tale dogma il 1° novembre 1950 con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus. Bisogna aver presente che, ogni volta che la Chiesa proclama un dogma, essa ribadisce una verità cattolica approvata “da tutti, in ogni luogo e in ogni tempo” - come recita la fortunata formula di san Vincenzo di Lerins (+ 450 ca.) – e non si tratta di una invenzione estemporanea finalizzata a giustificare nuove dottrine. La necessità della proclamazione ufficiale, dunque, si ha quando qualche dogma, fino ad allora accettato all’unanimità o quasi dai credenti, è messo in discussione da un numero notevole di persone oppure rischia di essere messo in tale condizione. Non è un caso che i due grandi dogmi mariani dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione siano stati proclamati a poco meno di un secolo di distanza (il primo fu proclamato nel 1854 da Pio IX).

    A conferma di ciò, leggiamo nella costituzione del 1950: «In particolare va ricordato che, fin dal secolo II, Maria Vergine viene presentata dai santi padri come nuova Eva, strettamente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta, in quella lotta contro il nemico infernale, che, com’è stato preannunziato dal protoevangelo (Gn 3,15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, sempre congiunti negli scritti dell’apostolo delle genti (Rm 5 e 6; 1Cor 15,21-26.54-57). Per la qual cosa, come la gloriosa resurrezione di Cristo fu parte essenziale e segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la lotta che ha in comune col Figlio suo si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale».

    C’è una bellissima testimonianza sulla fede nell’Assunzione di Maria che risale al pieno Medioevo, più precisamente all’anno 1169, quando il Papa Alessandro III (1100 ca. – 1181) scrisse e spedì una lettera al sultano Qilij Arslan II (+ 1192) con sede a Iconio, nel cuore della Turchia, il quale, di confessione islamica, conobbe il cristianesimo durante la sua breve permanenza per motivi di guerra a Costantinopoli e se ne interessò, tanto che chiese al Pontefice di essere istruito. In questa lettera, il Papa scrive: «Maria concepì il Cristo certamente senza la vergogna [del peccato], partorì senza dolore e da questa vita migrò senza corruzione, in conformità alla parola dell’angelo, anzi di Dio per mezzo dell’angelo, affinché fosse provato che lei è piena, e non colma solo a metà, di grazia e affinché Dio suo Figlio adempisse fedelmente l’antico mandato che un tempo fece conoscere, e cioè prevenire con onore il padre e la madre, e affinché la carne verginale di Cristo che fu assunta dalla carne della vergine madre, non differisse totalmente dalla sua» (PL 207, 1077A – 1078A).

    Maria, pur essendo creatura, partecipò più di tutti della somiglianza con Dio, addirittura più delle creature angeliche. Ella partecipò anche dell’umanità di Cristo più di ogni altro essere umano vissuto prima o dopo di lei: entrambi infatti sono stati concepiti senza peccato originale. L’Assunzione è una logica conseguenza di questo primo dogma: se è vero che la morte fisica, la morte spirituale, la debolezza della volontà, l’ignoranza e la concupiscenza sono entrate nel mondo con il peccato (da notare che le ferite del peccato sono cinque come le piaghe di Cristo), allora dobbiamo credere che Maria fu esente da queste condizioni.  

    Gaetano Masciullo

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