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Mer 28 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Il Papa risponde ai giornalisti a Castelgandolfo COMMENTO

    Consigli di spiritualità per il quotidiano da papa Leone XIV

    di Cristina Vonzun

    Leone è un Papa ancora da conoscere, badando bene a non mettersi ad interpretarlo prima di sapere effettivamente cosa pensa e fa. Il martedì sera, ad esempio, Leone esce da Castelgandolfo. Ama trascorrere lì il tempo libero dal lunedì sera, dedicandosi a incontri ufficiali ma anche letture, tennis e piscina. Ha raccontato lui stesso che tutti dovrebbero fare attività "per il corpo e per l'anima". All’uscita della villa pontificia incontra i giornalisti che lo attendono al portone. Da questi incontri emergono sempre spunti interessanti.

    Martedì scorso, Leone ha preso la palla al balzo per tornare su due temi intrecciati: se ha pregato nella sua visita alla moschea in Turchia e cos’è la preghiera. Un gran proliferare di articoli, infatti, asserivano che a differenza dei predecessori Francesco e Benedetto, lui nella moschea non aveva pregato. «E chi ha detto che in moschea non ho pregato?», ha invece chiarito il Papa. Di nuovo poi è tornato su un aspetto importante per tutti i credenti: cos’è la preghiera? In aereo, rientrando dal viaggio apostolico, ne aveva già parlato, proponendo un libretto del XVII secolo scritto da un oblate carmelitano, fratello Lorenzo della Risurrezione.

    Il consiglio del Papa: "La pratica della presenza di Dio"

    «Un giornalista tedesco mi ha detto l’altro giorno: mi dica un libro, oltre a S. Agostino, che noi potremmo leggere per capire chi è Prevost. Ce ne sono tanti, ma uno di questi è un libro che si chiama “La pratica della presenza di Dio”. È un libro davvero semplice, di qualcuno che non firma neanche con il suo cognome, fr. Lawrence, scritto molti anni fa. Ma descrive un tipo di preghiera e spiritualità con cui uno semplicemente dona la sua vita al Signore e permette al Signore di guidarlo. Se volete sapere qualcosa su di me, quella che è stata la mia spiritualità per molti anni, in mezzo a grandi sfide, vivendo in Perù durante gli anni del terrorismo, essendo chiamato al servizio in posti in cui mai avrei pensato che sarei stato chiamato. Io confido in Dio e questo messaggio è qualcosa che condivido con tutte le persone».

    La spiritualità di Fratel Lorenzo

    Questo fr. Lorenzo a cui rimanda il Papa, visse in un clima religioso spesso segnato da rigori e pratiche spirituali severe. Era uomo umile, lavorava nella cucina del convento. Si distingue rispetto alla spiritualità del suo tempo per dolcezza e libertà interiore. La vita spirituale non è per lui uno sforzo teso e ansioso, ma un cammino di fiducia: Dio è presente nel lavoro, nelle amicizie, nelle gioie e nei dolori. Non parla di esercizi spirituali difficili, né di pratiche ascetiche. L’anima non deve scalare montagne per raggiungere Dio, ma viverne la presenza continua, non limitata ai momenti di preghiera formali. Oggi va così di moda la mindfulness, l’arte della consapevolezza di sé: per il cristiano questa consapevolezza è relazionale - dice Leone con Lorenzo: l’io in Dio, sempre.

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