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Mer 4 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Cura

    Ci sono due belle canzoni, una ormai del passato e una del presente, che ci stimolano a mettere in atto l’imperativo che ti propongo. Una delle due è proprio intitolata così: “la cura”. Se sei molto giovane forse non la conosci, è di un cantautore siciliano, Battiato. È un successo di una ventina di anni fa. L’altra l’hai sentita a Sanremo quest’anno ed è: “abbi cura di me” di Cristicchi. Vediamo, allora insieme, in cosa queste canzoni possono aiutarci a curare. Di certo qui non ci riferiamo tanto alla cura di chi è ammalato, alla sua assistenza con le medicine e con quanto necessita per la guarigione, ma alla cura della persona. Per cura della persona intendo il fatto innanzitutto di prestare un’attenzione amorevole, discreta e simpatica ai nostri amici e alle persone che ci sono accanto. In primis, evidentemente, questo esercizio va praticato all’interno della coppia, da parte dei genitori nei confronti dei figli, dagli insegnanti verso gli alunni, dai pastori verso le loro pecore. È bello riscoprire un termine riferito a noi sacerdoti: “curàti”, perché il nostro compito è quello di curarci delle persone o, come si diceva una volta, delle anime a noi affidate, perché tutti possano salvarsi. Ma veniamo a qualche riferimento ai testi delle due belle canzoni, complementari fra di loro perché l’una è un inno che mostra la cura dell’amato nei confronti della propria amata e l’altra è un invito a… prendersi cura di me. Scrive Battiato con i suoi versi di una poetica del tutto originale, fantasiosa e toccante. Ti proteggerò dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via. Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai. Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore dalle ossessioni delle tue manie… E guarirai da tutte le malattie perché sei un essere speciale ed io, avrò cura di te. Ho scelto alcuni passaggi e tolti altri. Sono parole che indicano un accompagnamento costante, appassionato, libero, di chi si prende a carico la persona perché la ama. Desidera il meglio per lei, perché sia felice e, prendendosene cura, vuole che l’altro realizzi il proprio essere speciale. Bellissima la promessa che diventa impegno espressa in 5 parole “io avrò cura di te” Ma passiamo alla canzone attuale, quella di Simone Cristicchi. Ecco alcuni passaggi. Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro Basta mettersi al fianco invece di stare al centro. L’amore è l’unica strada, è l’unico motore È la scintilla divina che custodisci nel cuore. Tu arrenditi a tutto, non giudicare chi sbaglia. Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso perché l’impresa più grande è perdonare se stesso Abbracciami se avrai paura di cadere Che nonostante tutto Noi siamo ancora insieme Abbi cura di me qualunque strada sceglierai, amore Che tutto è così fragile La canzone, come l’autore stesso afferma, è “una preghiera d’Amore universale, una dichiarazione di fragilità, una disarmante richiesta d’aiuto”. In un mondo dove la tendenza è quella all’individualismo, all’autosufficienza, all’affermazione di sé a tutti costi, allo scarto dei più deboli, questo parole ci fanno capire invece come tutti hanno bisogno di sentirsi compresi, amati e sostenuti. Credo che il prenderci cura gli uni degli altri possa salvare la nostra povera umanità che sembra aver perso la speranza. Alimenta allora con la fede “la scintilla divina che custodisci nel cuore” quella presenza di Cristo, maestro interiore. Egli è il buon pastore che si prende cura di tutte le sue pecore. Lasciati curare da lui e, animato dal suo stesso amore cura chi ti è accanto. di Marco Dania

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