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  • Diaconato femminile: il Papa rilancia agli esperti

    Per ora, hanno saputo unicamente dalla stampa, che il loro nome figura tra i dieci che andranno a formare la nuova commissione vaticana di studio sul diaconato femminile. Ce lo dice il professor Manfred Hauke, ordinario di dogmatica presso la Facoltà di teologia di Lugano e ce lo conferma anche Barbara Hallensleben, professoressa ordinaria presso il dipartimento di Scienze della fede e delle religioni, di Friborgo, che proprio per questo ha deciso di non volersi ancora pubblicamente esprimere. Visto che la prima commissione istituita da papa Francesco nel 2016 su sollecitazione dell’Unione internazionale delle superiore generali, dopo tre anni di consultazioni, non è arrivata a nessuna conclusione unitaria, ora il papa ci riprova e come aveva preannunciato a conclusione del Sinodo sull’Amazzonia, ha nominato una seconda commissione «per continuare a studiare» e «vedere come esisteva nella Chiesa primitiva il diaconato permanente». Se la prima era formata da 12 membri, di cui 7 sacerdoti, una suora e 4 donne laiche, ora la nuova formazione, posta sotto la presidenza del cardinal Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila, presenta 10 membri (5 donne e 5 uomini): tra cui appunto i due professori tedeschi Hauke e Hallensleben, che insegnano, da anni ormai, in due atenei svizzeri.

    Accanto a loro ci saranno anche Rosalba Manes, coautrice del volume «I Vangeli tradotti e commentati da quattro bibliste » che in diverse occasioni abbiamo ospitato anche qui, sulle pagine di Catholica e la teologa e biblista parigina Anne- Marie Pelletier, docente di Sacra Scrittura ed ermeneutica biblica, autrice nel 2017 delle meditazioni del Venerdì santo, durante il rito della Via Crucis presieduto dal Papa al Colosseo. Se è naturalmente prematuro azzardare qualsiasi ipotesi sulla direzione che i dieci esperti vorranno dare alla loro riflessione in seno alla commissione, abbiamo voluto chiedere al professor Manfred Hauke, come personalmente si spiega la sua nomina in questa commissione. «Probabilmente – ci dice il professore – è in seguito all’influsso delle mie pubblicazioni sul sacerdozio femminile (la mia tesi di dottorato sotto la guida del Cardinale Leo Scheffczyk, una tesi tuttora in commercio in inglese con una raccomandazione di Hans Urs von Balthasar). E in particolare sugli atti di un simposio tenutosi a Lugano nel 2014 dedicato a “Il profilo specifico del diaconato”, che ho potuto consegnare personalmente a Papa Francesco, lo scorso 18 dicembre, in cui si trova un mio saggio sulla storia delle diaconesse ».

    Quale riflessione, professor Hauke, sta alla base di questi suoi scritti. Lei vede personalmente la possibilità che alle donne si apra la via del diaconato? Che vi sia anche per le donne una possibilità di accedere al sacerdozio? «Io seguo la tradizione della Chiesa, per la quale il diaconato fa parte del Sacramento dell’Ordine che risale alla scelta degli apostoli da parte di Gesù. Anche se sin dalle origini del cristianesimo, c’è stata una collaborazione attiva delle donne, anche per quello che riguarda la pastorale. Una delle forme antiche di questa collaborazione, erano – per l’appunto – le diaconesse il cui ruolo, comunque, era molto diverso di quello dei diaconi che facevano parte del sacerdozio ministeriale. Queste ultime, infatti, non potevano predicare o svolgere il servizio dell’altare. Già la Commissione Teologica Internazionale (2002) ha mostrato questi dati. La collaborazione femminile alla vita pastorale è importante, ma non è possibile una partecipazione al sacerdozio ministeriale che rappresenta Cristo nel suo servizio alla Chiesa».

    Se questo è il pensiero di Manfred Hauke, in una recente intervista su «Avvenire», mons. Angelo Lameri, docente di liturgia e sacramentaria generale alla Lateranense, anch’egli nuovo membro della commissione, ha dichiarato che «occorre mettere l’accento più sul sostantivo ( “diaconato”, n.d.r.) che sull’aggettivo (“femminile”, n.d.r.), perché: “Se non abbiamo bene in chiaro i contorni del diaconato, inteso come ministero a sé stante e non come mero momento di passaggio verso il sacerdozio, rischiamo di comprendere più difficilmente quale potrebbe essere il ruolo della donna”. Ai dieci membri della commissione spetterà quindi il compito di scavare nella storia, conclude mons. Lameri, per capire «perché il consolidarsi di ciò che la Chiesa ha desunto dalla volontà di Cristo sia andato in una certa direzione» e per capire «che spazi vi sono per un’eventuale evoluzione ». Un lavoro che mons. Lameri ritiene «lungo e difficile».

    Corinne Zaugg

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