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  • Padre Umberto Muratore

    «Le ragioni della fede in un mondo che cambia»: un ricordo di padre Umberto Muratore

    di Markus Krienke*

    Questo titolo che Umberto Muratore, già provinciale dei Padri Rosminiani (2003-2009), di origini calabresi, più precisamente di Acquaro nella provincia di Vibo Valentia, ha dato alla sua trasmissione su Radio Maria, dove per molti anni è stato ospite fisso, segna in modo particolare la preoccupazione che l’ha sempre accompagnato nei suoi 80 anni di vita (di cui 64 anni da rosminiano) e che può valere, pertanto, come sua testimonianza autentica per noi. Una vita piena di impegno per la cultura e la testimonianza cristiana, che ieri si è spenta a Verbania.

    Nel 1972 ordinato sacerdote in Trentino, dal 1985 padre Umberto è stato per ben 37 anni direttore del Centro internazionale di Studi rosminiani a Stresa dove ha organizzato con scadenza annuale i Simposi rosminiani (precedentemente: “Cattedra Rosmini”) ai quali hanno partecipato illustri personaggi del mondo filosofico, politico e culturale, da Francesco Cossiga a Hans-Georg Gadamer, dal Card. Angelo Bagnasco a Vittorino Andreoli, da Gabriele De Rosa a Michael Novak, da Mario d’Addio a Pietro Prini, da Giovanni Reale a Dario Antiseri. Inserire Rosmini, che fino alla metà del XX secolo fu estromesso sia dalla cultura cattolica che da quella laica, con perseveranza e umiltà tra i rispettivi protagonisti, contribuendo in questo modo ad un possibile dialogo tra questi due mondi, è stato uno dei grandi meriti del padre rosminiano, piccolo di statura, ma grande nelle sue visioni. Il risultato più lampante del successo di questa operazione è stata la revoca della condanna ecclesiastica di Rosmini nel 2001, dopo ben 113 anni, e la menzione, nell’enciclica “Fides et ratio” di Giovanni Paolo II (1998), del fondatore dell’“Istituto della Carità” tra chi nella modernità si è distinto per la «ricerca coraggiosa» che esplora il «fecondo rapporto tra filosofia e parola di Dio».

    "Stresiano benemerito"

    Una delle caratteristiche più emblematiche dello «Stresiano benemerito» quale è stato dal 2012, fu la straordinaria mitezza con tutti, senza però perdere di vista le finalità esigenti del Centro studi, mentre è stato sempre severo con se stesso, e forse per questo capace di interloquire con tutti. Attraverso innumerevoli pubblicazioni, non solo strettamente rosminiane ma anche su temi come la felicità e la terza età, ha fatto sua missione quella che per Rosmini è stata la “carità intellettuale”: l’amore del prossimo passa non solo attraverso l’aiuto del povero e la cura spirituale, ma anche tramite l’impegno per la cultura, a partire dalla filosofia e dalla teologia, che vanno però messo in dialogo con il tempo e le esigenze della società. In questo modo, padre Umberto ha sempre dato, con la sua vita, il suo pensiero e la sua azione culturale, una testimonianza autentica del carisma del fondatore, che non a caso era legato ad Alessandro Manzoni da uno stretto di amicizia.

    Sotto la sua responsabilità, e in collaborazione con il filosofo Michele Federico Sciacca che ha maggiormente contribuito alla fondazione ed evoluzione del Centro studi, è nata l’Edizione critica delle opere di Antonio Rosmini in 60 volumi presso la casa editrice Città Nuova, e di cui ha ancora potuto vedere dopo 45 anni il completamento. A chi vuole conoscere Rosmini nelle diverse sfaccettature del suo pensiero enciclopedico – il suo intento era di proporre un’“Enciclopedia cristiana” proprio per dialogare nella modernità con uno dei suoi monumenti più tipici, l’“Enciclopedia” – ma anche nell’importanza storica del suo contributo al Risorgimento italiano, alla Costituzione e alla Riforma della Chiesa, si consiglia di leggere una delle tante introduzioni di Umberto Muratore a questo personaggio centrale per il pensiero e la cultura italiana moderna (ad es.: “Conoscere Rosmini”, Ed. Rosminiane Sodalitas, 1° ed. 1999). Così, l’impegno e il pensiero di padre Muratore, spentosi all’ospedale Castelli di Verbania il 28 dicembre 2022, ha rappresentato un contributo rilevante per il superamento delle barriere nel mondo cattolico contro uno dei più illustri esponenti del pensiero cristiano nel mondo moderno.

    La beatificazione di Rosmini

    Uno dei momenti più significativi della sua vita deve essere stato il momento della beatificazione di Antonio Rosmini, il 18 settembre 2007 a Novara. Va ricordato che fino all’ultimo momento ci furono notevoli riserve nel mondo cattolico contro questo atto che costituisce senz’altro un monumento di apertura del cattolicesimo alla modernità: e affinché ciò fosse possibile, padre Umberto ha lavorato grazie ai suoi innumerevoli contatti e alle sue capacità diplomatiche, incessantemente dal suo ufficio nel Centro studi. Ciò che connota Rosmini quale testimone eccezionale per un’umanità che certamente vive sulla base della tradizione e della fede cristiana, ma che è di una straordinaria credibilità proprio nel mondo di oggi, e che accanto ai motivi particolari per la beatificazione è la dimensione che lo rende un santo proprio del mondo moderno, padre Umberto Muratore l’ha pronunciato in uno dei suoi ultimi discorsi, tenuto al Simposio rosminiano dell’agosto scorso: «la sua ragione non è mai stata turbata da alcun dissidio tra filosofia e teologia, fra teologia naturale e teologia soprannaturale. Non c’è stato neppure dissidio tra teoria e pratica, tra l’essere maestro e l’essere testimone di una dottrina».

    Da studioso rosminiano e poi direttore della Cattedra Rosmini presso la Facoltà di Teologia di Lugano, che sin dalla sua riapertura nel 2008 ha sempre collaborato strettamente con il Centro studi di Stresa, ho avuto il privilegio di conoscere Don Umberto da più di 20 anni, e di incontrarlo e ascoltarlo in molte occasioni. Ma soprattutto di imparare da lui. E credo di poter affermare che esattamente queste parole appena riportate valevano anche per lui stesso.

    *direttore Cattedra Rosmini, Lugano

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