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    "Dignitas infinita" e la denuncia delle nuove violazioni della dignità umana. Il commento di Jerumanis (FTL)

    di André-Marie Jerumanis*

    Pubblicata il 7 aprile dal prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale Victor Manuel Fernandez, dopo essere stata approvata da papa Francesco, la dichiarazione «Dignitas infinita» («sulla dignità umana») commemora il 75° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e riafferma il carattere imprescindibile della dignità della persona umana nell'antropologia cristiana. Le parole con le quali inizia sono molto significative: «Una dignità infinita, inalienabilmente fondata nel suo stesso essere, spetta a ciascuna persona umana, al di là di ogni circostanza e in qualunque stato o situazione si trovi». Il testo vuole invitare a riscoprire il valore di ogni essere umano, «che è pienamente riconoscibile anche dalla sola ragione». Così, «la Chiesa, alla luce della Rivelazione, ribadisce e conferma in modo assoluto questa dignità ontologica della persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio e redenta in Cristo Gesù». I diversi ambiti di violazione attuale della dignità umana come presentati dal documento non saranno necessariamente condivisi da tutti, ma potranno contribuire ad una riflessione personale e a un dibattito fecondo sia intraecclesiale che extraecclesiale. Nel suo insieme, il testo si situa nella prospettiva della dottrina sociale della Chiesa a partire dal Concilio Vaticano II, che fa del rispetto della dignità umana non solo il principio fondamentale dell'etica, ma anche la condizione di ogni società giusta. Si può anche rilevare che il documento approfondisce il magistero dei papi precedenti, come per esempio quello dell’Evangelium vitae e della Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II, e della Caritas in veritate di Benedetto XVI, ma con l’apporto specifico del magistero di papa Francesco, caratterizzato dall’insistenza nel denunciare gli attacchi alla dignità umana, il dramma della povertà, la situazione dei migranti, della violenza contro le donne, della tratta di esseri umani o della guerra. Sono temi che papa Francesco ha affrontato durante il suo pontificato e che ha chiesto di inserire nel primo progetto del Dicastero. Possiamo evidenziare come con papa Francesco il significato della cultura pro-life acquisisca una comprensione più completa del solito modo di intenderla, limitato a difendere la vita all’inizio e alla fine. Rileviamo che l’attenzione particolare al dramma di ogni persona che soffre, porta il testo ad insistere su una pastorale di accoglienza, che si estende a tutti i poveri, esclusi e discriminati dalla società, compresi gli indifesi nel grembo materno, le persone fragilizzate dalla malattia e dall’età avanzata. Il documento ci aiuta sia a capire meglio il magistero di papa Francesco, evitando di qualificarlo come «fluido» – come ad alcuni sembra – e aiuta pure a rispondere a chi vuole impadronirsi dell’approccio pastorale del magistero dell’attuale Pontefice per proporre un cristianesimo post-verità, come se la verità fosse secondaria per il magistero attuale dato la sua indole pastorale plasmata dalla misericordia, non per questo però meno significativa per la verità del cristianesimo: «Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore» (1Gv 4, 8). Oggi, ci ricorda il documento, la dignità della persona umana è minacciata in modi diversi ma anche nuovi. Il testo ha il merito di ricordare che la dignità non è legata all'apparenza, ma è donata con la vita e può essere violata non solo dalla povertà, dalla guerra, dal travaglio dei migranti, dalla tratta delle persone, dagli abusi sessuali, dalle violenze contro le donne, l’eutanasia e il suicidio assistito, ma anche da violazioni legate alla tecnologia digitale, dal cambiamento di genere, dalla maternità surrogata, dallo scarto dei diversamente abili, considerando anche la teoria del gender sotto l’aspetto della dignità umana.

    *Professore di Teologia morale alla Facoltà di Teologia di Lugano, membro della Pontificia Accademia di Teologia

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