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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • La basilica di San Fedele a Como, luogo dell'evento di domenica 24 febbraio

    Due Caritas e due Vescovi tra sfide di frontiera

    Due nazioni diverse, ognuna con le proprie istituzioni, i diversi problemi, le tante bellezze e le proprie tradizioni. Due territori accomunati però da un grande senso di carità che negli ultimi anni sembra essersi unito per voler camminare insieme, ognuno ovviamene con le proprie risorse e opportunità. È Roberto Bernasconi, direttore della Caritas comasca, a presentarci le emergenze che oltre confine stanno cercando di affrontare in questi ultimi anni.

    Da cosa è nato questo «gemellaggio»? Come siete arrivati a dire «vogliamo camminare insieme»? «Negli anni scorsi qualcuno dal Ticino si è accorto di quello che stava succedendo a Como (emergenza migranti, ndr) ed è così iniziato un volontariato forte oltre confine. Di conseguenza è nata poi una bella collaborazione con la parrocchia di Chiasso che opera sulla grave emarginazione. Da qui il passo è stato breve: si sono incontrati i vescovi di Lugano e Comoche hanno ritenuto opportuno intensificare questi rapporti facendo nascere una cosa bella che credo diventerà sempre più continuativa. D’altronde siamo uno stesso popolo attraversato da una frontiera che non deve essere divisione, ma che deve diventare strumento di dialogo».

    Direttore, quali sono gli obiettivi di Caritas Como? «Attualmente lavoriamo su due fronti principali: il primo sulla grave emarginazione presente sul territorio e il secondo sulla emergenza migranti, per cui stiamo offrendo la possibilità di prima accoglienza per tutte queste persone attraverso le tante strutture attive in diocesi, tra cui i centri di accoglienza, le mense, i dormitori e i centri di ascolto. Inoltre cerchiamo di far si che tutte queste povertà diventino parte di un cammino pastorale delle nostre parrocchie. Troppe volte ancora la parte dell’accoglienza viene vissuta seriamente ma non entra a far parte di un cammino liturgico e di catechesi, questo perché la carità viene ancora vista come qualcosa da dare e non come strumento a servizio di tutta la comunità cristiana».

    Questo ultimo obiettivo sembrerebbe il più difficile da raggiungere… «Assolutamente. È sempre troppo faticoso collegare la fede alla vita e alla quotidianità: ancora oggi viviamo questa esperienza in modo molto astratto e personale. Per troppi di noi rimane una questione di “salvarsi l’anima”, in realtà la fede è un qualcosa di molto concreto, basta guardare a Gesù Cristo che si è fatto uomo ed è venuto sulla Terra, vivendo la sua esistenza a servizio degli altri». Queste tre emergenze come vengono concretizzate? «Abbiamo tanti gruppi parrocchiali e una quindicina di centri di ascolto sparsi in tutto il territorio diocesano che per noi è molto complicato, essendo davvero tanto esteso (dal lago Maggiore fino a Livigno); tutte queste persone, per la maggior parte volontari, si stanno mettendo a disposizione per far si che la carità che vivono diventi anche un cammino pastorale».

    Trovate sempre porte aperte nelle istituzioni e nelle parrocchie? «Di “Porta aperta” abbiamo solo un centro in città che ha questo nome: tutte le altre porte quasi mai sono aperte, ma non ci abbattiamo e andiamo avanti nella sicurezza che troveremo il modo di sfondare nell’idea che la carità diventi un atteggiamento da tenere. Nonostante le difficoltà che quotidianamente affrontiamo, sono molto positivo. Abbiamo fatto tanto e in questi anni c’è stato proprio un cambio di mentalità: spesso affrontando le povertà estreme andiamo a risolvere anche povertà culturali già esistenti sul territorio. In tutto questo cammino, stiamo riuscendo a fare un bel percorso insieme alla diocesi di Lugano. Ci siamo accorti che l’idea di fondo è comune e che abbiamo delle diverse possibilità ma che se messe insieme possono aiutarci».

    “A fianco degli altri per alleggerire le loro fatiche”

    Racconterà la sua esperienza di volontariato domenica pomeriggio, durante la Tavola rotonda tra Caritas Ticino e Caritas Como. A noi, Rossana Bernasconi, 61 anni, ha parlato dell’importanza dei servizi offerti da anni dalla Caritas diocesana, che non “pretendono certo di salvare il mondo”, ma che sicuramente danno una bella impronta di carità cristiana. Lei, Rossana, è volontaria da 8 anni della Caritas parrocchiale e del centro cittadino di “Porta aperta”. Un giorno a settimana dedica il suo tempo per il servizio di ascolto e di colloquio con le persone bisognose che vivono in strada. “Occasionalmente poi - ci racconta - vi è il servizio di accompagnamento nei vari uffici, piuttosto che dal medico o dall’avvocato, e poi c’è il turno alla mensa o alle docce”. Ma in cosa consiste concretamente il servizio di Porta aperta, presente sul territorio comasco ormai da molti anni? “Nostro compito è quello di accogliere le persone che vivono in strada, di ascoltare i loro bisogni e di offrire loro una serie di servizi: la mensa a pranzo e cena, un buono doccia settimanale, il dormitorio, un servizio medico e un servizio gratuito di avvocati”. Ma perché offrire tempo ed energie a tale attività? “La mia motivazione parte sicuramente dal Vangelo e dall’Eucarestia domenicale. Quindi nasce da un’esperienza cristiana, dal desiderio di mettere in pratica il messaggio del Vangelo. Vivo questa attività con molta serenità, con la consapevolezza che ne io ne i servizi della Caritas potremo mai salvare il mondo, ma che è altrettanto importante che le persone imparino a mettersi al fianco degli altri, in una relazione alla pari, portando anche i pesi di chi si trova in difficoltà”.

    Il programma di domenica 24 febbraio

    Alle ore 15, nella Basilica di San Fedele a Como, accoglienza e saluti iniziali di: S.E. Mons. Oscar Cantoni, vescovo della Diocesi di Como; S.E. Mons. Valerio Lazzeri, vescovo della Diocesi di Lugano; Roberto Bernasconi, direttore di Caritas Como; Marco Fantoni, direttore di Caritas Ticino. Seguono gli interventi del Prof. Saverio Xeres, storico e Dante Balbo, responsabile servizio volontariato di Caritas Ticino.

    Alle ore 15.30 tavola rotonda moderata da Enrica Lattanzi, addetto stampa della Diocesi di Como con le testimonianze di: Georgia Borderi, operatrice parrocchia di Rebbio (Como); Katia Colombo, volontaria oratorio parrocchiale di Chiasso; Rossana Bernasconi, volontaria Caritas Como e Aldo Ragusa, volontario Caritas Ticino.

    Alle ore 17 nel Duomo di Como Messa solenne celebrata dai vescovi Mons. Cantoni e Mons. Lazzeri.  

    Silvia Guggiari

    Leggi anche: Caritas Como e Caritas Ticino verso un incontro "per valorizzare i volontari"

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